WASHINGTON - Avevano 17 e 18 anni, si erano conosciuti su Internet e sognavano una “guerra razziale totale” per far collassare la società occidentale.
Cain Clark e Caleb Vazquez, i due giovani responsabili dell’assalto di lunedì al Centro Islamico di San Diego (costato la vita a tre persone prima del loro suicidio) hanno lasciato dietro di sé un manifesto suprematista e xenofobo di 75 pagine, intitolato La nuova Crociata: figli di Tarrant.
Le indagini condotte dall’Fbi e le rivelazioni del Los Angeles Times tratteggiano l’identikit di due terroristi radicalizzati nelle sottoculture più estreme del web, profondamente ispirati dai grandi stragisti del passato recente.
Il titolo del manifesto è un richiamo esplicito a Brenton Tarrant, il killer australiano che nel 2019 uccise 51 fedeli in due moschee di Christchurch, in Nuova Zelanda. A sua volta, Tarrant si ispirava ad Anders Behring Breivik, l’autore della strage di Utoya del 2011. Il filo conduttore di questa “catena di manifesti nazisti” è l’ossessione per la “Grande Sostituzione”, la teoria complottista secondo cui la popolazione bianca sarebbe vittima di un rimpiazzo programmato da parte degli immigrati, in particolare musulmani.
Nel documento esaminato dagli inquirenti, Clark si definisce un “ecofascista cristiano” (stessa etichetta usata da Tarrant), mentre Vazquez teorizza apertamente l’accelerazionismo: l’uso della violenza cieca e del caos per distruggere il sistema politico attuale. I due si presentano come gli eredi di una lunga lista di assassini di massa, elogiando non solo Tarrant, ma anche l’attentatore del supermercato di Buffalo, l’aggressore della sinagoga di Poway e persino Elliot Rodger, l’ideologo del movimento misogino incel.
La ricostruzione dei fatti di lunedì mattina mette in luce la ferocia della coppia. Intorno alle 11:30, Clark e Vazquez sono arrivati al Centro Islamico a bordo di una BMW X1, indossando uniformi tattiche mimetiche con simboli nazisti e imbracciando fucili.
Il primo a cadere è stato un addetto alla sicurezza della struttura, descritto dalle autorità come un eroe: l’uomo ha ingaggiato un violento scontro a fuoco con gli assalitori, rallentando la loro avanzata prima di rimanere ucciso. Subito dopo, i due sono entrati nell’edificio principale, ma sono stati attirati all’esterno dalla presenza di due uomini nel parcheggio, freddati a loro volta a colpi d’arma da fuoco.
L’attacco si è concluso all’interno della stessa auto: mentre le pattuglie della polizia convergevano sul posto, i due adolescenti si sono tolti la vita con ferite autoinflitte. Sulle armi utilizzate, gli investigatori hanno rinvenuto scritte d’odio incise direttamente sul metallo. L’Fbi sta inoltre esaminando un video che circola su siti web di violenza estrema, apparentemente registrato dagli stessi killer in diretta streaming dall’interno dell’abitacolo.
La tragedia era stata sfiorata per pochi minuti dalle forze dell’ordine: nelle prime ore del mattino di lunedì, la madre di uno dei due ragazzi aveva chiamato freneticamente il numero di emergenza, denunciando che il figlio era scappato insieme a un complice in mimetica, portando via diverse armi e lasciando un biglietto d’addio. Gli agenti stavano raccogliendo la sua testimonianza proprio mentre alla centrale arrivavano le prime segnalazioni degli spari al centro islamico.
Le successive perquisizioni federali nelle abitazioni dei due giovani hanno svelato la presenza di un vero e proprio arsenale: l’Fbi ha sequestrato oltre 30 armi da fuoco (tra cui pistole, fucili e carabine) oltre a munizioni, una balestra e materiale elettronico.
L’analisi delle tracce digitali effettuata dal Los Angeles Times svela come i due ragazzi si muovessero indisturbati su TikTok, Snapchat e Telegram, dove gestivano account seguiti da centinaia di follower senza alcuna censura.
I profili esibivano foto in mimetica e maschere a forma di teschio davanti alla bandiera confederata ed emblemi del Terzo Reich. Ad aprile, in uno dei post, veniva mostrato il libro Siege, il testo sacro del neonazismo che teorizza il terrorismo dei “lupi solitari”.
L’universo dei due killer era un amalgama di riferimenti estremisti: dai meme sul mondo ariano di Agartha all’uso del nickname groyper, termine associato ai seguaci dell’influencer di estrema destra Nick Fuentes. Non mancavano i richiami alla cultura pop deviata, come il personaggio violento del videogioco Postal, o discussioni su canali Telegram dedicate a Zero Day, film che romanza il massacro scolastico della Columbine High School.
“Questi sospettati non facevano distinzioni su chi odiassero – ha commentato Mark Remily, agente speciale dell’Fbi di San Diego –. Il loro manifesto delinea una visione distorta del mondo, e i loro scritti incitano all’odio universale: contro musulmani, ebrei, persone di colore, latinoamericani e la comunità LGBTQ+”.
Secondo Brian Levin, fondatore del Centro per lo studio dell’estremismo in California, l’attacco rappresenta un pericoloso fenomeno di “contagio” tra giovani estremisti: “Per questi soggetti l’elenco degli obiettivi è talmente ampio da rendere i bersagli intercambiabili. Non conta solo l’odio specifico, ma l’opportunità di colpire per innescare una guerra civile”.