LONDRA - Si aggrava pesantemente la posizione giudiziaria di Andrea Mountbatten-Windsor. Già travolto dalle indagini sui suoi legami con il finanziere pedofilo Jeffrey Epstein, il terzogenito della regina Elisabetta II è ora formalmente indagato dalla polizia britannica per altri presunti reati sessuali.

Gli investigatori di Scotland Yard hanno individuato “molteplici piste investigative” in quella che viene definita un’indagine di massima rilevanza, e si preparano a interrogare una donna che sostiene di essere stata portata per “scopi sessuali” all’interno del Royal Lodge di Windsor nel 2010. 

In un comunicato ufficiale, le forze dell’ordine hanno lanciato un appello pubblico sia alla testimone che a potenziali altre vittime della rete di Epstein, morto in carcere nel 2019: “Se desiderasse denunciarlo alla polizia, la sua segnalazione sarà presa sul serio e gestita con cura, sensibilità e rispetto per la sua privacy”.  

Nel frattempo, gli inquirenti sono passati alle vie di fatto, effettuando perquisizioni e sequestri di materiale sia al Royal Lodge sia nella nuova proprietà del principe, situata nella tenuta reale di Sandringham, nel Norfolk. Le prove repertate sono attualmente sotto attenta analisi. 

Il nuovo filone d’indagine si innesta su un procedimento penale già parzialmente esploso. Lo scorso 19 febbraio, proprio nel giorno del suo 66esimo compleanno, l’ex duca di York era stato arrestato e trattenuto in custodia per quasi dodici ore prima di essere rilasciato. L’accusa formale provvisoria è di condotta illecita nell’esercizio di una funzione pubblica ( equivalente al nostro abuso d’ufficio). 

L’inchiesta era scattata a gennaio in seguito alla desecretazione negli Stati Uniti dei file dell’Fbi sul caso Epstein. Secondo l’ipotesi d’accusa, Andrea avrebbe sfruttato il suo ruolo istituzionale di inviato commerciale del governo britannico (incarico ricoperto per dieci anni a inizio del duemila) per passare informazioni riservate e sensibili al miliardario statunitense.

Nonostante l’ex principe continui a negare fermamente ogni addebito, la polizia ha già provveduto ad ascoltare numerosi testimoni e ha ribadito che il reale resta blindato sotto indagine. 

Accanto alle accuse di natura penale, nelle ultime settimane sono emerse nuove e imbarazzanti rivelazioni sull’uso improprio di denaro pubblico durante i suoi viaggi istituzionali. Un ex funzionario del dipartimento del Commercio e degli Investimenti del Regno Unito ha confidato ai media britannici che Andrea era solito addebitare ai contribuenti spese di viaggio astronomiche e persino servizi personali non istituzionali. 

“Rimasi fortemente infastidito dalla richiesta del principe di coprire con i fondi pubblici il costo di una serie di massaggi privati che lui si rifiutava di pagare di tasca propria – ha confessato la fonte interna –. Pensavo fosse profondamente sbagliato e mi opposi dicendo che il dipartimento non doveva farsene carico. Purtroppo, alla fine, l’ufficio pagò comunque quelle ricevute”. 

Mentre i magistrati stringono il cerchio, una bufera politica parallela ha investito l’origine stessa della sua carriera diplomatica. In risposta a una richiesta di accesso agli atti presentata dal partito dei Liberal Democratici, il governo britannico ha desecretato una prima serie di lettere ufficiali risalenti al 2000, che testimoniano le forti tensioni sull’asse Buckingham Palace-Governo Laburista (all’epoca guidato da Tony Blair) per la nomina di Andrea a inviato commerciale, subito dopo il suo congedo dalla Royal Navy. 

In una missiva riservata indirizzata ai ministeri degli Esteri e del Commercio, l’allora direttore generale del dipartimento, David Wright, esplicitava le precise pretese della sovrana: “La Regina desidera ardentemente che il duca di York succeda al duca di Kent. Questo incarico si adatterebbe perfettamente alla conclusione della sua carriera navale attiva. La sovrana vuole che assuma un ruolo di primo piano nella promozione degli interessi nazionali. Nessun altro membro della famiglia reale sarebbe disponibile per questo compito, il duca sembra quindi la scelta più naturale”. 

I documenti inediti confermano quanto anticipato dal quotidiano The Times, che ha parlato di una vera e propria “pressione” esercitata da Elisabetta II sull’esecutivo, pur di garantire al figlio prediletto una posizione d’oro nello scacchiere internazionale. Una poltrona di massimo rilievo che, a distanza di venticinque anni, si è trasformata nella chiave d’accesso al peggior scandalo giudiziario della monarchia moderna.