BUENOS AIRES – Nuovi sviluppi nel processo sulla morte di Diego Armando Maradona. La testimonianza di Jana Maradona, una delle figlie dell’ex campione argentino, ha aggiunto ulteriori elementi che potrebbero complicare la posizione del neurochirurgo Leopoldo Luque, imputato insieme ad altri professionisti sanitari.
Jana ha raccontato davanti ai giudici un episodio avvenuto durante il periodo del ricovero domiciliare del padre, contraddicendo la versione sostenuta da Luque. Secondo la figlia del Diez, infatti, il medico avrebbe chiesto esplicitamente di essere lui a gestire la salute di Maradona durante la degenza a casa, circostanza che il neurochirurgo continua a negare.
“Difendevo Luque. Non era solo una questione di fiducia: pensavo fosse un bravo professionista, perché voleva bene a mio padre e si occupava di lui – ha dichiarato Jana –. Non so quali esami facesse o meno, ma dal suo atteggiamento sembrava sempre molto presente”.
La giovane ha poi ricordato una riunione avvenuta alla Clínica Olivos, durante la quale Dalma Maradona aveva espresso dubbi sul medico. “Ricordo che Luque disse: ‘Io sono neurochirurgo, ma posso occuparmi io della situazione, ho solo bisogno di supporto’”, ha raccontato.
Secondo Jana, Dalma gli avrebbe risposto: “Se sai di non essere all’altezza, fai un passo indietro”. Ma Luque, sempre secondo la testimonianza, ribadì di sentirsi capace e sottolineò che Diego voleva lui accanto. “All’epoca mi sembrò un intervento azzardato da parte di Dalma, ma oggi mi è chiaro quanto Luque insistesse nel voler mantenere quel ruolo”, ha concluso.
Nell’udienza di giovedì, la Procura ha convocato diversi medici che ebbero contatti con Maradona durante gli ultimi mesi di vita: il cardiologo Sebastián Nani, il neurochirurgo Pablo Rubino — che partecipò all’operazione alla testa poi attribuita pubblicamente a Luque — e Fernando Villarejo, responsabile della Terapia Intensiva della Clínica Olivos.
Proprio Villarejo, già protagonista nel precedente processo poi annullato, aveva rilasciato dichiarazioni molto pesanti nei confronti di Luque e della psichiatra Agustina Cosachov. In passato aveva sostenuto che entrambi gli avessero chiesto di mantenere sedato Maradona per 24 ore. “L’ho fatto totalmente in disaccordo”, aveva affermato.
Prima che Luque iniziasse a parlare, Jana e Gianinna Maradona hanno chiesto di lasciare l’aula. Dopo lo scandalo della settimana scorsa, le due figlie del Diez non hanno voluto assistere alla nuova dichiarazione del neurochirurgo.
Alle 10:52, Luque si è seduto davanti ai giudici e, con un tono molto più energico rispetto alle precedenti udienze, ha ampliato per la sesta volta la sua deposizione.
“Io sono stata la persona che ha avuto più contatti con il paziente e che più voleva aiutarlo. È facile stare contro di me. So che, in tutto questo, l’unico che mi difenderebbe sarebbe Diego”, ha dichiarato.
Il medico ha poi ricordato il momento delle dimissioni dalla Clínica Olivos, all’inizio di novembre 2020, sostenendo che Maradona fosse lucido e pienamente consapevole delle proprie decisioni.
“Era lo stesso Maradona che aveva dato buca a Putin e al Papa, con quella personalità che tutti rispettavamo. In quel momento voleva andare a casa sua”, ha detto Luque.
Il neurochirurgo ha anche descritto il difficile contesto in cui viveva l’ex calciatore a La Plata durante la pandemia: “Aveva accanto persone problematiche, una situazione ingestibile e una terapia difficile da controllare. Gli chiesi mille volte di farsi aiutare in una struttura, ma lui non voleva”.
Nel corso della deposizione, Luque ha chiesto pubblicamente scusa a Jana per alcuni messaggi privati nei quali l’aveva definita “ritardata mentale”.
“Chiedo perdono a Jana per quello che ho detto. Non penso assolutamente che abbia problemi mentali”, ha affermato.
Il medico ha poi insistito sul fatto che il suo ruolo fosse limitato alla neurochirurgia e che non avesse il controllo generale delle condizioni cliniche del paziente. “Ci occupiamo di cose molto specifiche. Per questo lo portavo da altri specialisti”, ha spiegato.
In uno dei passaggi più forti della sua deposizione, Luque ha dichiarato: “Bisognava sopportare Diego. Con rispetto per la sua memoria, ma era così”.
Ha inoltre negato che Maradona soffrisse di edema generalizzato, elemento centrale nell’accusa. “Deve esserci edema perché l’accusa abbia senso. Senza edema non esiste l’ipotesi che sia stato trascurato”, ha sostenuto.
Fernando Villarejo, responsabile della Terapia Intensiva della Clínica Olivos, ha raccontato di aver ricevuto Maradona il 3 novembre 2020 dopo il trasferimento urgente dalla clinica Ipensa di La Plata.
“La causa del ricovero era un ematoma subdurale con pressione intracranica”, ha spiegato. “La tomografia fatta a Olivos confermò chiaramente il quadro”.
Il medico ha raccontato che l’intervento chirurgico andò bene e che Maradona tornò dalla sala operatoria “stabile, lucido e respirando autonomamente”.
Secondo Villarejo, già 48 ore dopo l’operazione si iniziò a discutere della riabilitazione del paziente. “Consigliai il trasferimento in un centro specializzato”, ha dichiarato, spiegando che inizialmente famiglia e medici sembravano d’accordo.
“Tuttavia poi seppi che Diego voleva tornare a casa e si optò per la degenza domiciliare. Io non partecipai a quella riunione”, ha precisato.
Durante la deposizione, la Procura ha evidenziato alcune contraddizioni tra le dichiarazioni attuali di Villarejo e quelle rilasciate in precedenza. Il giudice Alberto Gaig gli ha fatto notare “diverse differenze”, ma il medico ha confermato quanto detto in passato, spiegando di aver “dimenticato alcuni dettagli”.
Anche il cardiologo Sebastián Nani ha fornito elementi rilevanti. Ha spiegato di non aver mai seguito direttamente Maradona come cardiologo, salvo alcuni esami richiesti da Luque all’inizio del 2020.
“Luque era il medico che trattava Maradona e coordinava gli studi”, ha dichiarato.
Dopo la morte del Diez, secondo Nani, il neurochirurgo gli avrebbe chiesto insistentemente di preparare una cartella clinica.
Nel corso dell’udienza, l’accusa ha mostrato alcune chat tra i due medici nelle quali Nani scriveva che Maradona “stava per esplodere” e invitava Luque ad “andarsene da lì”. In altri messaggi sembrava chiedere denaro per continuare ad aiutare.
Nani ha spiegato che si trattava di espressioni colloquiali e che i riferimenti riguardavano il peso di Diego. Ha però ammesso che, a un certo punto, si parlò della possibilità di entrare nello staff medico dell’ex calciatore.
Le trascrizione della chat tra Luque e Nani, presentate dall'accusa.
Durante l’interrogatorio, il giudice Alberto Gaig ha anche avvertito Nani del rischio di “autoincriminazione” dopo la lettura di alcuni messaggi nei quali il cardiologo sosteneva di non voler “far esplodere le sue coronarie” senza motivo. Il medico ha chiarito che si riferiva allo stress personale provocato dal seguire Maradona.
Il processo riprenderà martedì prossimo.