ROMA - “Uscire a 64 anni e 35 di contributi, senza penalizzazioni. Un anno di contributi in più alle madri per ogni figlio. E ai giovani una pensione di garanzia fino a 750 euro al mese, a integrazione dei contributi versati, a patto che abbiano almeno 20 anni di contributi”. È questa la proposta avanzata dalla sottosegretaria al lavoro Francesca Puglisi, quota Pd, illustrata in un’intervista a la Repubblica la scorsa settimana e il governo vorrebbe mettere sul tavolo dell’incontro con le parti sociali in programma proprio oggi al ministero del Lavoro.
Al momento le distanze tra Cgil, Cisl e Uil e governo sul tema della previdenza sono evidenti, ma il rapporto tra le sigle e Palazzo Chigi è molto migliorato e il dialogo è continuo e positivo. Il punto di partenza, sul quale c’è piena convergenza da entrambe le parti, è quello del superamento della legge Fornero.
Occorre “agire ora e riscrivere la legge Fornero secondo due principi - spiega la sottosegretaria Puglisi -: equità intergenerazionale e sostenibilità del sistema previdenziale”. Lo scetticismo di chi dice “tanto io la pensione non l’avrò mai”, aggiunge, “getta infatti discredito sulla politica” e pertanto è prima di tutto in questo senso che va trovata una soluzione.
Parole simili a quelle espresse dal leader della Cgil Maurizio Landini in un’intervista rilasciata la scorsa settimana su La Stampa: “C’è bisogno - dice il segretario federale - di una vera riforma delle pensioni, perché è evidente a tutti che la legge Fornero ha aumentato le diseguaglianze e non ha risolto i problemi. Bisogna ricostruire un sistema pensionistico pubblico degno di questo nome. Primo, acceleriamo la commissione sulla separazione tra spesa previdenziale e assistenziale e quella sui lavori gravosi. Secondo, serve una pensione di garanzia per i giovani e per chi ha avuto lavori discontinui e precari. Terzo, bisogna riconoscere il lavoro di cura delle donne, che non si può trasformare in una tassa. Quarto, serve un meccanismo di uscita flessibile. Quinto, rivalutazione delle pensioni e legge sulla non autosufficienza. Proposte praticabili, e le risorse si possano trovare’’.
Le critiche maggiori dei sindacati sono indirizzate però a quanto sostenuto, sempre su Repubblica, dal presidente dell’Inps Pasquale Tridico, secondo il quale “la flessibilità rispetto ai 67 anni va garantita, soprattutto se ragioniamo in termini di logica contributiva”. “Si fissa una linea di età per l’uscita - dice Tridico -, poi il lavoratore deve essere libero di scegliere quando andare in pensione. Ovviamente con ricalcolo contributivo, come avverrà per tutti dal 2036. È poi necessario prevedere pensioni di garanzia per i giovani, coprendo i vuoti contributivi dovuti al lavoro precario’’.
Duro riguardo questa ipotesi è stato il commento della Cisl: “Siamo contrari - scrivono - a qualsiasi ipotesi di scambio tra flessibilità in uscita e calcolo integralmente contributivo della pensione perché sarebbe penalizzante. Significherebbe ancora una volta individuare come bersaglio di una operazione di cassa una platea già pesantemente colpita dalle riforme precedenti”.