ROMA - La riforma della sanità per gli italiani nel mondo è legge. Il Senato della Repubblica ha approvato definitivamente il disegno di legge a prima firma di Andrea Di Giuseppe (Fratelli d’Italia). Il provvedimento, che aveva già incassato il semaforo verde della Camera dei Deputati, corregge dopo quasi mezzo secolo una storica distorsione legislativa, restituendo dignità e tutele alla comunità italiana d’oltreconfine.

Il testo punta a riempire un vuoto normativo che da anni penalizzava milioni di connazionali residenti all’estero, privati di un accesso strutturato e lineare alle cure del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). La nuova legge consente ai cittadini regolarmente iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE) e residenti in Paesi extra-Ue non aderenti all’Associazione europea di libero scambio (EFTA), l’iscrizione automatica al SSN, mentre il rilascio della tessera sanitaria per usufruire del sistema sanitario è subordinato al versamento di un contributo economico di compartecipazione pari a 2.000 euro annui, che copre anche i figli minorenni.

La riforma approvata al Senato, prevede, tuttavia, la totale esenzione dal pagamento del contributo per tutti i pensionati che versano le imposte alla fonte in Italia, configurando l’accesso assistenziale su base contributiva e non più meramente residenziale. Attualmente si stimano oltre 7,3 milioni di italiani stabilmente residenti fuori dall’Unione Europea, ma per molti di essi l’iscrizione all’AIRE - effettuata regolarmente solo da circa la metà della platea complessiva - veniva percepita come una sanzione amministrativa che comportava la perdita automatica dell’assistenza medica primaria, l’impossibilità di mantenere il medico di base sul territorio nazionale e l’esclusione dai percorsi del fascicolo sanitario elettronico.

“Questa distorsione - ha sottolineato Di Giuseppe - non solo ha falsato per anni i rilevamenti statistici ufficiali sui flussi demografici degli italiani all’estero, ma ha anche generato un carico finanziario occulto e non rendicontato sulle strutture sanitarie nazionali, costrette a sostenere i costi di prestazioni urgenti per cittadini che non contribuivano al mantenimento del sistema”.

Il testo punta a superare tale asimmetria stabilendo che “chi si iscrive all’AIRE non perde i propri diritti, ma li consolida in modo trasparente e legittimo”. Tutti i connazionali saranno infatti iscritti al SSN, legando l’effettivo rilascio della tessera sanitaria alla verifica della posizione contributiva e fiscale del cittadino.

In Aula a Palazzo Madama, in sede di dichiarazione di voto, il senatore del Pd Francesco Giacobbe, eletto nella circoscrizione estero, ripartizione AAOA, ha annunciato l’astensione del Partito democratico.
“La nostra non è un’astensione di disinteresse. Al contrario. È l’astensione di chi riconosce l’esistenza di un problema reale e la necessità di affrontarlo, ma non può ignorare che il Parlamento avrebbe dovuto approvare una norma più equa, più efficace e più accessibile e che ciò sarebbe stato possibile se la maggioranza non avesse rifiutato il confronto”, ha dichiarato Giacobbe nel corso del suo intervento.

Il Senatore ha ricordato come il tema dell’assistenza sanitaria per gli iscritti all’AIRE sia una questione aperta da anni e rappresenti una delle principali richieste provenienti dalle comunità italiane nel mondo, dai Com.It.Es., dal CGIE, dai patronati e dalle associazioni dell’emigrazione.
“Gli italiani residenti all’estero non sono cittadini che hanno abbandonato il proprio Paese. Sono cittadini che vivono o lavorano altrove, ma che continuano a mantenere un legame profondo con l’Italia, investono in Italia, promuovono il Made in Italy e diffondono la nostra lingua e la nostra cultura nel mondo”, ha affermato Giacobbe.

Pur riconoscendo che il provvedimento rappresenta un primo passo nella direzione di un maggiore riconoscimento dei diritti degli italiani all’estero, Giacobbe ha evidenziato numerose criticità che il Pd aveva cercato di correggere attraverso emendamenti, tutti respinti dalla maggioranza.

Tra i principali punti contestati vi è il contributo economico previsto per l’adesione volontaria al Servizio Sanitario Nazionale: “Non capisco perché questo costo sia fisso, uguale per tutti, e non basato sul reddito del richiedente, come avviene per gli italiani residenti in Italia e in tutti i Paesi democratici dove vige il principio della contribuzione progressiva. Avevamo proposto di seguire questa strada ma, come sempre, di fronte a noi abbiamo trovato un muro”, ha dichiarato Giacobbe.

Il senatore ha inoltre sottolineato le incertezze applicative contenute nel testo, in particolare riguardo ai meccanismi di sospensione e riattivazione della contribuzione, alla durata della copertura sanitaria e agli effetti che lunghi soggiorni in Italia potrebbero avere sulla posizione anagrafica e fiscale degli iscritti all’AIRE.

“Penso anche alla poca chiarezza riguardo il pagamento del contributo, la durata della copertura e i meccanismi che regolamentano l’iscrizione all’AIRE nei casi di lunga permanenza in Italia. Sarà fondamentale valutare con attenzione i regolamenti attuativi e monitorare gli effetti concreti della norma”, ha spiegato il senatore eletto nella ripartizione che include anche l’Australia.

Nel corso dell’intervento Giacobbe ha inoltre denunciato l’attuale disparità di trattamento tra gli iscritti AIRE e alcuni cittadini stranieri provenienti da Paesi che hanno accordi sanitari con l’Italia.

“Oggi un cittadino italiano iscritto all’AIRE ha diritto soltanto alle prestazioni urgenti e non programmabili, mentre in alcuni casi cittadini stranieri provenienti da Paesi convenzionati possono accedere a prestazioni più ampie. È una situazione che crea una evidente ingiustizia e una discriminazione che va superata”, ha affermato.

In conclusione, il parlamentare del Partito democratico ha invitato il governo e la maggioranza a riaprire un confronto serio sulle politiche per gli italiani nel mondo.

“Questa avrebbe potuto essere l’occasione per aprire una nuova stagione di dialogo sugli italiani all’estero, dopo la mannaia dello scorso anno sulla trasmissione della cittadinanza. Invece, ancora una volta, la maggioranza ha scelto di non confrontarsi con le nostre proposte. Continueremo a lavorare affinché gli italiani nel mondo non siano considerati cittadini di serie B, ma una componente essenziale della Repubblica, della nostra storia e del nostro futuro”, ha concluso Giacobbe.