L’architettura non si può limitare alla progettazione di edifici, dovrebbe piuttosto essere intesa come uno strumento per comprendere le comunità e raccontare le trasformazioni culturali e sociali. È la visione di Guillermo Aranda-Mena, architetto, studioso e docente della RMIT che, tra le altre cose, collabora da oltre un decennio con il Politecnico di Milano e con l’Università di Mantova nell’ambito UNESCO. Un percorso il suo, caratterizzato dall’esplorazione del mondo, una vita vissuta tra diversi continenti e culture, che ne ha plasmato l’approccio e la prospettiva sul mondo.
Nato a Città del Messico e cresciuto a Guadalajara, Aranda-Mena ha costruito la propria carriera attraverso un percorso internazionale che lo ha portato a vivere e lavorare tra Europa, Asia e Australia, dove si è stabilito da ventidue anni. “Per oltre quindici anni ho collaborato con il Politecnico di Milano nell’ambito di una cattedra UNESCO”, contribuendo alla formazione di studenti provenienti da tutto il mondo attraverso un master internazionale in lingua inglese. Ha vissuto per un anno nell’area milanese e ancora oggi torna regolarmente in Italia, almeno una volta all’anno.
“Il mio interesse principale è l’ambiente costruito, il built environment - spiega Aranda-Mena -. Mi occupo di progettare ambienti sostenibili non soltanto dal punto di vista ambientale, ma anche sociale ed economico”. Una visione che interpreta l’architettura come un elemento capace di influenzare profondamente la vita delle persone. “Mi interessa capire come gli spazi possano trasformare le comunità e contribuire alla crescita culturale dei luoghi”, racconta. L’architettura, quindi, come una materia che va oltre la costruzione di spazi, creando una connessione tra persone, memoria e identità e diventando “testimonianza dell’evoluzione storica e sociale di un Paese”.
Un approccio rappresentato al Gasworks Arts Park di Albert Park in Buildscape: Evocations of Place, Space and (E)motion, una mostra personale inaugurata sabato scorso e visibile gratuitamente fino al 28 giugno. Attraverso paesaggi astratti, realizzati in acrilico su carta di corteccia, arazzi e modelli tridimensionali, Aranda-Mena esplora il rapporto tra spazio, emozione e movimento. L’esposizione è divisa in diverse parti, quasi a legare le sue esperienze. Numerosi i disegni e i bozzetti dedicati a Melbourne, con pannelli e schizzi di paesaggio urbano, come Bourke Street, Collins Street e il fronte mare di St Kilda, con il suo tram 96. Ma c’è anche una parte dedicata al suo Paese natale, con modelli tridimensionali degli studi volumetrici di alcuni edifici che mettono in mostra “i colori vivaci tipicamente usati in Messico, ricavati dai pigmenti di fiori e piante”, richiamando la tradizione artistica del suo Paese di origine e il legame alla natura.
Contemporaneamente a questa esposizione, Aranda-Mena presenta anche una seconda mostra, dal 10 al 12 giugno al Level 1 del Melbourne Convention and Exhibition Centre, in occasione della World Sustainable Built Environment Conference 2026, di cui fa parte come membro del comitato organizzativo e scientifico. In questo caso il protagonista è il viaggio, con un diario visivo che, attraverso una selezione di acquarelli racconta le città che hanno segnato la vita e la carriera professionale dell’architetto. L’idea ricorda una mostra che Aranda-Mena ha realizzato per il suo cinquantesimo compleanno, dove ogni dipinto rappresentava un anno della sua vita, dal 1973 al 2023, ripercorrendo ricordi d’infanzia, viaggi di studio, esperienze professionali e incontri che hanno contribuito a definire la sua identità. Un’identità che oggi fatica a essere ricondotta a una sola appartenenza culturale. “Quando vivi in tanti luoghi diversi impari che la tua identità non coincide con una nazionalità - chiarisce -. Coincide piuttosto con la tua gravitas: quell’insieme di valori, esperienze, amicizie e ricordi che orientano la tua vita”.