SYDNEY - Si aggrava il quadro giudiziario per Naveed Akram, il 24enne accusato di aver partecipato alla strage di Bondi Beach insieme al padre Sajid Akram, 50 anni, ucciso dalla polizia durante l’intervento.
Davanti alla Downing Centre Local Court di Sydney, l’accusa ha aggiunto 19 nuovi capi d’imputazione a quelli già contestati al giovane, ora detenuto nel carcere di massima sicurezza di Goulburn. Le nuove accuse comprendono dieci contestazioni di spari con intento di uccidere e sei per aver esploso colpi con l’obiettivo di resistere all’arresto.
Akram era già stato incriminato per 59 reati, tra cui atto terroristico, 15 omicidi e 40 tentati omicidi per il suo presunto ruolo nell’attacco del 14 dicembre, quando una folla riunita a Bondi Beach per celebrare l’Hanukkah fu raggiunta da una raffica di proiettili. Le vittime furono 15, tra cui una bambina di 10 anni, mentre decine di persone rimasero ferite.
La procuratrice Danielle New ha spiegato che il Joint Counter-Terrorism Team sta procedendo nella preparazione del fascicolo, ma la quantità di materiale ancora da esaminare ha imposto un rinvio di nove settimane. Tra le prove in fase di analisi ci sono circa 230mila immagini tratte da telecamere a circuito chiuso, oltre a numerosi dispositivi appartenenti a persone ritenute collegate all’imputato. Parte del materiale richiede anche traduzioni.
Il giudice Michael Antrum ha approvato il rinvio, superiore di due mesi al limite ordinario di sei mesi previsto per i casi davanti al tribunale locale, riconoscendo la mole del fascicolo e la necessità che venga presentato in forma completa.
Prima del ritorno del caso in aula, il 29 giugno si terrà un’udienza sulle ordinanze di segretezza relative all’identità di alcune vittime e di agenti coinvolti nell’attacco o nelle indagini. Secondo l’accusa, la diffusione dei nomi in casi simili può causare gravi danni psicologici e rendere più difficile la testimonianza degli agenti.
Akram non è stato ancora chiamato a dichiararsi colpevole o innocente e non era tenuto a comparire in video. L’attentato condotto da padre e figlio resta la sparatoria di massa più grave in Australia dalla strage di Port Arthur del 1996.