BOLOGNA - Il gip del Tribunale di Bologna, Alberto Ziroldi, ha archiviato il procedimento a carico di Luca Vildoza, il campione argentino della Virtus Pallacanestro, e della moglie Milica Tasić, pallavolista serba, accusati di lesioni aggravate ai danni di un’operatrice della Croce Rossa.
La decisione chiude senza processo il caso nato dalla lite avvenuta la sera del 15 ottobre 2025 sui viali di circonvallazione di Bologna, dopo la partita di Eurolega vinta dalla squadra bolognese contro il Monaco al PalaDozza.
L’operatrice sanitaria, Tiziana D’Antonio, assistita dall’avvocata Alessia Cuppini, si era opposta alla richiesta di archiviazione presentata dalla pm Federica Messina, ma il gip ha respinto l’opposizione.
Secondo la ricostruzione iniziale, Vildoza stava rientrando a casa con la moglie incinta quando si trovò dietro un’ambulanza ferma in via Calori, mentre l’equipaggio stava cercando sul cellulare l’indirizzo di un intervento urgente.
Secondo l’operatrice e i colleghi, l’auto dei coniugi li avrebbe superati e ostacolati, urtando il mezzo durante la manovra. Dall’incidente sarebbe nata una colluttazione.
Vildoza e la moglie furono arrestati quella stessa notte, ma vennero rilasciati poche ore dopo dalla Procura, che rinunciò al processo per direttissima.
I due coniugi hanno invece sempre fornito una ricostruzione diversa, e diversi testimoni hanno escluso contatti fisici da parte del cestista nei confronti dei sanitari, attribuendo solo alla moglie un intervento in difesa del marito.
Anche le immagini delle telecamere hanno inciso sulla valutazione degli inquirenti: il tratto percorso sarebbe stato di poche decine di metri, un elemento ritenuto difficilmente compatibile con le manovre spericolate descritte dagli operatori dell’ambulanza.
Già a gennaio il gip non aveva convalidato l’arresto, ritenendo che la polizia avesse agito sulla sola base delle dichiarazioni dei soccorritori, senza riscontri oggettivi, e a marzo la pm aveva chiesto l’archiviazione per “incertezza circa l’esatta ricostruzione della dinamica del fatto”.
Nell’ordinanza con cui ha respinto l’opposizione, Ziroldi definisce la vicenda una “complicata commedia degli equivoci, certamente amplificata da oggettive incomprensioni linguistiche”.
Il giudice si sofferma anche sui referti prodotti dall’operatrice, che non rilevava segni lesivi al collo nonostante la donna avesse inizialmente riferito che Vildoza l’avesse strangolata.
Ancora meno significativo viene ritenuto il secondo referto, che indicava “una odinofagia insorta cinque giorni dopo” e quindi, secondo il giudice, di “dubbia correlazione causale con la condotta”, oltre a una ecchimosi al braccio destro non rilevata in precedenza.
“Si chiude una pagina che non si doveva nemmeno aprire”, ha commentato l’avvocato Mattia Grassani, che assiste la coppia insieme alla collega Giulia Maria Bellipario.
La difesa ha annunciato che valuterà iniziative a tutela del buon nome dei coniugi, dopo mesi di esposizione mediatica.