CANBERRA - La donna, precedentemente bloccata in Siria per i suoi legami con l’ISIS, potrà rientrare in Australia dopo il rilascio di un permesso da parte del governo federale.

Oggi, il ministro degli Affari interni Tony Burke, ospite di ABC AM, ha confermato che la donna, finora soggetta a un Ordine di esclusione temporanea, ha ricevuto ieri sera l’autorizzazione al ritorno. Secondo Burke, il governo ha ottenuto il parere finale secondo cui non era più possibile mantenere la condizione di esclusione.

“Abbiamo verificato con le nostre agenzie”, ha detto il ministro. Burke ha spiegato che l’ordine temporaneo resta valido fino alla richiesta di un permesso di rientro; una volta richiesta l’autorizzazione, la legge impone il rilascio del documento.

Il rientro non sarà libero da vincoli. La donna dovrà riferire alle autorità dove vive, lavora o studia, e segnalare eventuali prenotazioni di viaggio. Anche l’uso dei dispositivi di telecomunicazione sarà sottoposto a regole stringenti: secondo Burke, non potrà usare alcun apparecchio senza aver dato un preavviso di 24 ore.

Il caso emerge dopo il ritorno, in data 26 maggio, di sei donne collegate all’ISIS e di altre quattro il 7 maggio. Diverse di loro sono state incriminate per reati connessi al terrorismo e crimini contro l’umanità. Da quando il governo Albanese è arrivato al potere nel 2022, almeno 16 donne australiane rientrate da territori controllati dallo Stato Islamico sono tornate nel Paese.

La vicenda resta politicamente sensibile. Per mesi, l’esecutivo è stato sottoposto a domande sulla gestione delle donne e dei minori detenuti nei campi del nord della Siria. Nel settembre 2025, il primo ministro Anthony Albanese aveva respinto le accuse secondo cui il governo stesse facilitando i rientri, sostenendo che non vi fosse “alcuna assistenza”. In seguito aveva negato di aver fuorviato il Parlamento, dopo aver definito “sbagliate” le notizie su ritorni imminenti.

La polemica si era ulteriormente accesa quando la NSW Police aveva confermato di essere stata informata sui preparativi dei rientri. Nel febbraio di quest’anno, nuove domande erano emerse dopo notizie sul rilascio di passaporti australiani alle donne. Albanese aveva poi confermato l’emissione dei documenti, senza chiarire nel dettaglio la procedura.

Dal 2019, secondo i dati citati, 16 donne e 46 bambini sono rientrati in Australia. Il leader della comunità musulmana australiana Jamal Rifi, sostenitore della campagna elettorale di Burke, è stato coinvolto nella documentazione necessaria. Burke ha detto di avere opinioni “fondamentalmente diverse” da Rifi, ma ha evitato di condannarne il ruolo ricoperto nella vicenda.

Il governo insiste sulla cornice legale e sulle condizioni di controllo. L’opposizione politica, però, leggerà il caso in un altro modo: sicurezza nazionale, trasparenza e fiducia pubblica. Il rientro è autorizzato. La questione, per Canberra, resta aperta.