CANBERRA - Il sistema australiano di allerta terrorismo potrebbe essere rivisto, dopo l’avvertimento del direttore generale di Australian Security Intelligence Organisation (ASIO) Mike Burgess: l’attuale scala non sarebbe stata pensata per il tipo di minaccia frammentata che il Paese si trova oggi ad affrontare.

Dopo la presentazione della valutazione annuale sulle minacce, Burgess ha detto che il sistema in vigore dovrebbe essere riesaminato. Il capo dell’intelligence interna ha confermato di aver avviato colloqui con Stephanie Foster, segretaria del Dipartimento degli Interni, su possibili modifiche.

Il livello di minaccia terroristica in Australia è al momento “probabile”, il che indica una possibilità superiore al 50% di un attentato sul territorio nazionale, o della pianificazione di un attacco, nei prossimi 12 mesi. Per Burgess, però, quella definizione “non racconta tutta la storia”.

“Non credo che il sistema sia stato progettato per una situazione come quella che affrontiamo ora”, ha detto. “È qui che un ambiente di sicurezza in peggioramento si interseca con uno scenario diversificato”. Secondo il direttore di ASIO, nell’attuale clima è troppo semplice presumere che esista una sola minaccia terroristica, o una minaccia più probabile rispetto alle altre.

Prima del discorso, a Canberra è stato osservato un minuto di silenzio per le vittime dell’attacco terroristico di Bondi, il più grave mai avvenuto in Australia, che aveva preso di mira australiani ebrei. Tra i presenti vi erano alti ufficiali delle forze armate, rappresentanti della polizia federale e politici.

Ai partecipanti è stato mostrato un video con immagini del deterioramento della coesione sociale nel Paese: scontri tra manifestanti filo-palestinesi e polizia, la marcia sul Sydney Harbour Bridge, gruppi nazionalisti bianchi, neo-nazisti e le conseguenze dell’attacco di Bondi.

Mentre la Commissione reale sull’antisemitismo esamina il ruolo delle agenzie d’intelligence dopo quell’attacco, Burgess ha sottolineato che il contrasto al terrorismo resta una priorità, anche se spionaggio e interferenze straniere richiedono sempre più risorse. ASIO, ha detto, aveva aumentato il personale dedicato al controterrorismo dopo l’innalzamento del livello di minaccia nel 2024, e la crescita era proseguita nei mesi precedenti Bondi.

Burgess ha anche rivelato che un australiano residente in Iran e un ex residente ora in Iraq avrebbero orchestrato gli incendi dolosi contro una gastronomia ebraica a Sydney e una sinagoga a Melbourne.

Dal 2014, ASIO ha sventato 31 importanti piani terroristici. Dopo l’attacco di Bondi dello scorso dicembre, 14 casi sono stati risolti. Il messaggio di Burgess è di facile comprensione: la minaccia non è più una linea singola. È un insieme di fronti, e il vecchio linguaggio dell’allerta potrebbe non bastare.