SYDNEY - È proprio da qui che nasce Chi sa fare il pane? Who knows how to make bread?, il libro per bambini nato dalla collaborazione tra Francesca Ranazzi e Marco Tancredi, con le illustrazioni di Ilaria De Cecchi, che trasforma un’esperienza radicata nella vita quotidiana in uno strumento educativo.
L’ispirazione, racconta Ranazzi, del comitato della Dante Alighieri di Sydney, arriva dall’osservazione della realtà che la circonda: “L’idea è venuta dai bambini”. Bambini cresciuti tra Italia e Australia, tra casa e scuola, tra italiano e inglese. Un contesto sempre più diffuso, ma ancora poco rappresentato da strumenti editoriali capaci di rispondere alle esigenze contemporanee.
Alla base del progetto ci sono domande semplici che rivelano un bisogno profondo: “Ma come si dice bread in italiano? Oppure how do you say this in Italian?”.
È da questa continua richiesta di mediazione linguistica che prende forma il libro bilingue pensato per mettere le due lingue in dialogo diretto, affiancate e accessibili. Da qui la volontà di costruire qualcosa che sia allo stesso tempo curato dal punto di vista visivo e solido sul piano educativo, in linea con gli standard contemporanei dell’editoria per l’infanzia.
“La storia ruota attorno a un fornaio paziente e generoso, e a tre piccoli aiutanti”, spiega Ranazzi, aggiungendo che i protagonisti sono ispirati a persone realmente esistenti. Una scelta che conferisce autenticità al racconto.
Pensato ufficialmente per bambini tra i 3 e i 5 anni, il libro si dimostra in realtà più flessibile.
“Il parametro dell’età è flessibile, dipende dall’esperienza che hanno i bambini con la lingua”. In pratica, diventa uno strumento adattabile: può essere letto da un fratello maggiore oppure esplorato autonomamente da bambini che iniziano a muoversi tra due lingue. Questa autonomia è uno degli aspetti più interessanti del progetto.
“Il bambino prende il libro, lo guarda, lo legge in una lingua, poi nell’altra”, dice Ranazzi. Non solo apprendimento, dunque, ma anche scoperta, confronto e soprattutto curiosità.
Dietro al libro c’è anche un lavoro strutturato di revisione e un continuo confronto con chi legge quotidianamente storie ai propri figli. Il testo è stato condiviso con insegnanti, linguisti e famiglie bilingui, in un processo che Ranazzi descrive come una vera e propria fase di ricerca.
Un approccio che riflette la volontà di costruire non solo una storia, ma uno strumento realmente utile.
Il libro, già testato con famiglie tra Italia e Australia e disponibile su Amazon, è attualmente in fase di distribuzione, con l’interesse crescente di scuole, biblioteche e librerie. Rappresenta inoltre il primo passo di un progetto più ampio: una collana di volumi pensati per accompagnare i bambini nel loro percorso bilingue.
In un contesto come quello australiano, dove l’italiano rischia spesso di restare confinato alla sfera familiare, iniziative come questa assumono un valore particolare. “Non è solamente la lingua dei nonni, ma una lingua viva”, sottolinea Ranazzi.
E forse è proprio questa l’ambizione più profonda del progetto: non insegnare semplicemente due lingue, ma farle convivere. In modo naturale, quotidiano. Proprio come il pane.