Vietare la pasta, abolire le forchette, iniziare una cena dal dolce e trasformare il pasto in un’esperienza capace di coinvolgere gusto, olfatto, udito e tatto. Sono alcune delle provocazioni che hanno accompagnato il pubblico di Prohibit Pasta, Snack on Steel! The Future of Italian Food According to Filippo Tommaso Marinetti, l’evento organizzato dal Co.As.It. e guidato dalla storica dell’alimentazione italiana Tania Cammarano.
Più che una conferenza, la serata si è trasformata in un viaggio immersivo attraverso le pagine de La cucina futurista, il celebre volume di Filippo Tommaso Marinetti e Fillìa. Tra assaggi, profumi, musica e racconti storici, i partecipanti hanno avuto l’opportunità di sperimentare in prima persona una delle opere più originali e controverse della cultura italiana del Novecento.
Ad accogliere il pubblico, una Polibibita – il cocktail ispirato alle celebri bevande futuriste – e una degustazione di piatti reinterpretati secondo lo spirito del manifesto. Fin dai primi minuti è apparso evidente che non si trattava di una semplice lezione di storia gastronomica, ma di un’esperienza pensata per coinvolgere tutti i sensi.
“Mangiare, annusare, ascoltare e toccare rende tutto molto più tangibile”, ha spiegato Cammarano. “Uno storico dell’alimentazione non studia soltanto ciò che si mangia, ma cerca di comprendere chi quel cibo lo ha creato”. È proprio questo approccio che ha guidato l’intera serata, invitando il pubblico a guardare oltre le ricette per scoprire il contesto culturale e sociale in cui sono nate.
La passione della ricercatrice per questo insolito libro nasce da lontano. Dopo aver iniziato la sua carriera come giornalista gastronomica, Cammarano ha intrapreso un percorso accademico dedicato alla storia della cucina italiana. Durante le sue ricerche ha scoperto un collegamento sorprendente tra La cucina futurista e il primo ricettario italiano pubblicato in Australia, entrando persino in possesso di una lettera originale firmata da Marinetti.
“Quando ho riletto questo libro ho pensato: è incredibile, è completamente fuori dagli schemi e quasi nessuno lo conosce. Ho capito che sarebbe stato perfetto da raccontare attraverso un’esperienza dal vivo, perché il libro stesso invita a vivere il cibo, non solo a leggerlo”.
Nel corso dell’incontro, Cammarano ha accompagnato il pubblico alla scoperta delle idee che animavano il movimento futurista, fondato da Marinetti agli inizi del Novecento. Un movimento che celebrava modernità, velocità, tecnologia e rottura con il passato, mettendo in discussione tutto ciò che era considerato tradizione, compresa la cucina italiana.
Per Marinetti, infatti, il cibo non era soltanto nutrimento, ma uno strumento attraverso cui immaginare una società nuova. Da qui la celebre provocazione contro la pasta, simbolo per eccellenza della tavola italiana.
“Chi ha il coraggio di vietare la pasta?”, ha scherzato Cammarano durante la presentazione. “È stata proprio questa provocazione ad attirare la mia attenzione tanti anni fa”.
Nel suo manifesto, Marinetti sosteneva che gli italiani dovevano abbandonare gli spaghetti e aprirsi a una cucina completamente nuova, fatta di sperimentazione, accostamenti insoliti e creatività. Una proposta volutamente provocatoria che, come ha spiegato la relatrice, non può essere compresa senza considerare il contesto storico, culturale e politico dell’epoca.
Ma la serata ha dimostrato come La cucina futurista sia molto più di una raccolta di ricette eccentriche. Per i futuristi il pasto era una vera performance artistica: si poteva iniziare dal dessert anziché dall’antipasto, toccare tessuti diversi mentre si mangiava, ascoltare musica, percepire profumi diffusi nella sala e lasciarsi sorprendere da abbinamenti inaspettati.
I partecipanti hanno potuto sperimentare alcuni di questi principi durante la degustazione proposta nel corso della serata, vivendo un’esperienza che ha coinvolto contemporaneamente gusto, olfatto, udito e tatto, proprio come immaginato dai futuristi.
Secondo Cammarano, il valore del libro non risiede tanto nelle sue ricette, quanto nelle domande che continua a porre ancora oggi. “Vorrei che le persone uscissero da qui comprendendo che questo libro non è un ricettario da seguire alla lettera – ha spiegato –. È una finestra sul modo in cui un gruppo di artisti immaginava il futuro. Attraverso il cibo possiamo capire una società, la sua cultura e il suo modo di pensare”.
Naturalmente, la rivoluzione gastronomica auspicata da Marinetti non si realizzò mai. Gli italiani continuarono a mangiare pasta, l’esperimento dei ristoranti futuristi ebbe vita breve e la cucina tradizionale ha proseguito il proprio percorso fino a diventare uno dei simboli più riconoscibili dell’identità italiana nel mondo, oggi riconosciuta anche come Patrimonio culturale immateriale dell’Unesco.
Eppure, come ha sottolineato Cammarano, qualcosa di quell’eredità è rimasto. L’idea di trasformare il pasto in un’esperienza capace di coinvolgere tutti i sensi continua ancora oggi a ispirare chef, artisti e ristoratori contemporanei.
Tra curiosità storiche, degustazioni e momenti di confronto con il pubblico, l’iniziativa del Co.As.It. ha offerto un modo originale per riscoprire una pagina poco conosciuta della cultura italiana. Una serata che ha dimostrato come anche un libro pubblicato quasi un secolo fa possa ancora sorprendere, divertire e stimolare una riflessione sul rapporto tra cibo, arte e identità culturale.