CANBERRA - Il tasso di disoccupazione australiano è sceso al 4,4% nel mese di maggio, dopo il rialzo inatteso del mese precedente, lasciando aperta la porta a nuovi aumenti del costo del denaro da parte della Reserve Bank of Australia (RBA).
Secondo l’Australian Bureau of Statistics (ABS), lo scorso mese l’economia ha aggiunto 40.300 posti di lavoro, riportando il tasso di disoccupazione dal 4,5% al 4,4%. Il calo era in linea con le attese degli economisti, ma la crescita dell’occupazione è stata più forte delle previsioni, che indicavano circa 25mila nuovi impieghi.
Il dato viene rilevato dopo un aumento di 0,2 punti percentuali della disoccupazione nel mese precedente e conferma l’incertezza della rilevazione mensile sul mercato del lavoro. Sean Crick, responsabile delle statistiche sul lavoro dell’ABS, ha spiegato che il risultato è stato trainato da una riduzione del numero di persone in attesa di iniziare un nuovo impiego.
Il quadro indica un mercato del lavoro ancora relativamente solido, ma non necessariamente in ulteriore rafforzamento. Dopo tre rialzi dei tassi d’interesse già decisi nel 2026, la disoccupazione dovrebbe aumentare, ma in modo graduale. Nelle ultime previsioni, la RBA stimava un tasso medio del 4,2% a tutto il secondo trimestre.
Prima della pubblicazione del dato, Tony Sycamore, analista di IG, aveva indicato una soglia politica chiara per la Banca centrale: un aumento della disoccupazione al 4,6% o oltre avrebbe rafforzato l’idea che la RBA avesse già stretto abbastanza; un dato pari o inferiore al 4,4%, invece, avrebbe lasciato spazio a nuovi rialzi.
La composizione dell’occupazione attenua in parte la lettura positiva. La crescita è stata guidata soprattutto dal lavoro part-time, aumentato di 35mila unità, mentre i posti full-time sono cresciuti di appena 5mila. Il tasso di partecipazione è rimasto stabile al 66,7%, un livello ancora elevato.
Il dato sul lavoro si inserisce in una settimana delicata per la politica monetaria. Ieri, i numeri sui prezzi al consumo avevano mostrato un calo dell’inflazione grazie alla ripida discesa dei prezzi dei carburanti, ma anche un rafforzamento dell’inflazione di fondo, quella che la RBA osserva con maggiore attenzione.
Jonathan Kearns, economista capo di Challenger ed ex funzionario della RBA, ha avvertito che i prezzi del carburante restano comunque superiori ai livelli precedenti il conflitto in Medio Oriente e che le imprese stanno trasferendo sui clienti i costi più alti di trasporto e materiali. L’inflazione di fondo (trimmed mean) su base trimestrale, ha detto, resta attorno allo 0,8%, troppo alta per lasciare tranquilla la Banca centrale.
Per le famiglie, le notizie non sono confortanti: il lavoro tiene, ma proprio questa tenuta può rendere più difficile una riduzione del costo del denaro.