SYDNEY – Le licenze per il possesso di armi da fuoco saranno riservate ai cittadini australiani nell’ambito di una nuova riforma nazionale concordata da Stati e Territori dopo l’attentato terroristico di Bondi.

L’intesa è stata raggiunta ieri in occasione della riunione del Consiglio intergovernativo a Sydney presieduto dal primo ministro Anthony Albanese, e comprende anche il divieto di produrre, possedere o distribuire armi realizzate con stampanti 3D.

Il governo federale considera le nuove misure parte della risposta alla sparatoria avvenuta durante il festival dell’Hanukkah a Bondi, dove due uomini armati hanno aperto il fuoco uccidendo 15 persone.

Sul programma federale di riacquisto delle armi, tuttavia, non è stata raggiunta una posizione comune.

Dopo la riunione, New South Wales e Australian Capital Territory restano le sole giurisdizioni ad avere aderito all’iniziativa. Northern Territory, Tasmania e Queensland, tutti guidati da governi conservatori, hanno confermato di non voler partecipare.

Albanese ha dichiarato che l’offerta del Commonwealth rimane comunque disponibile per gli Stati e Territori che decidessero successivamente di entrare nel programma.

“Intendiamo procedere, mentre Stati e Territori sono responsabili delle proprie decisioni”, ha affermato.

Il Western Australia aveva già introdotto un proprio programma di riacquisto prima che Canberra presentasse quello federale.

Il premier del Queensland David Crisafulli ha sottolineato che il rifiuto di aderire al riacquisto non ha impedito di raggiungere un’intesa sulle altre modifiche.

“Fin dall’inizio, sulle armi abbiamo trovato molti punti comuni - ha dichiarato -. Per esempio, il fatto che debbano essere soltanto gli australiani a possederle e il tema della stampa 3D”.

Crisafulli ha ribadito che il suo governo non ha mai avuto intenzione di partecipare al programma federale e ha ringraziato Canberra per avere mantenuto un approccio flessibile.

Il comunicato finale del Consiglio conferma che il Commonwealth è pronto a sostenere finanziariamente e amministrativamente qualsiasi giurisdizione che scelga di introdurre un programma di riacquisto.

L’accordo rappresenta quindi un compromesso tra un rafforzamento uniforme delle regole sull’accesso alle armi e il mantenimento di un margine di autonomia per Stati e Territori sulle misure più controverse.