COPENAGHEN – La premier danese Mette Frederiksen ha riaperto con fermezza il dibattito europeo su immigrazione, integrazione ed estremismo islamista, sostenendo che il continente debba fare i conti con una minaccia cresciuta “dall’interno” e con il fallimento di alcune politiche adottate nei confronti delle comunità immigrate.

Le dichiarazioni sono fatte durante una sessione del Parlamento danese dedicata alla crisi migratoria nell’enclave spagnola di Ceuta, dopo che Frederiksen aveva già criticato la linea del primo ministro spagnolo Pedro Sánchez.

Rispondendo a una domanda di un parlamentare della sinistra radicale sulla presunta mancanza di solidarietà della Danimarca nei confronti della Spagna, il primo ministro ha indicato la Russia come principale nemico esterno dell’Europa, aggiungendo però che “un grande nemico ha iniziato a crescere dall’interno”.

Frederiksen ha poi specificato di riferirsi a sostenitori di Hamas, persone coinvolte in atti terroristici e gruppi che, a suo giudizio, non riconoscono i valori fondamentali delle società europee.

“L’Europa è minacciata - ha affermato -. Il problema è che siamo minacciati sia dall’esterno sia, ora, dall’interno.”

Frederiksen non ha attribuito queste posizioni all’intera popolazione immigrata, ma ha puntato il dito contro persone di origine islamica che, secondo lei, rifiutano i principi di una società europea “aperta e libera”.

Le parole hanno attirato particolare attenzione perché provengono da una delle figure più importanti del centrosinistra europeo.

L’esperto di politica estera Daniel Schatz ha osservato che il dato politicamente più rilevante non è tanto il contenuto delle dichiarazioni, quanto il fatto che arrivino da una capo di governo socialdemocratica.

Secondo Schatz, il linguaggio di Frederiksen mostra quanto si sia spostato negli ultimi anni il dibattito europeo sull’immigrazione.

La leader danese ha costruito da tempo una linea politica che combina una attenta protezione del welfare con regole migratorie molto restrittive.

Frederiksen arrivò al governo nel 2019 proponendo, accanto a misure sociali e climatiche, un ulteriore irrigidimento delle politiche sull’immigrazione.

La Danimarca disponeva già allora di alcune delle norme sull’asilo più severe d’Europa.

Nel 2018 era stata approvata una legge contro le cosiddette “società parallele”, che consentiva interventi su quartieri di edilizia sociale con un’elevata concentrazione di residenti provenienti da Paesi non occidentali, qualora fossero soddisfatti determinati criteri.

Nel 2021 il governo Frederiksen introdusse inoltre norme che permettevano il rimpatrio di rifugiati nei Paesi d’origine dichiarati sicuri da Copenaghen, anche in assenza di relazioni diplomatiche, provocando critiche da parte della Commissione europea.

Negli ultimi mesi la distanza tra Danimarca e Spagna si è ulteriormente ampliata.

Frederiksen ha dichiarato pubblicamente di non voler accettare che la società danese “paghi il prezzo” di decisioni adottate a Madrid con le quali Copenaghen non concorda.

Il primo agosto la premier danese ha inoltre firmato, insieme alla presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni e ad altri 20 leader europei, una lettera in cui si chiedeva all’Unione di impedire che attraversamenti di massa o l’uso strumentale dell’immigrazione alimentassero la percezione che l’ingresso irregolare nell’UE fosse possibile.

Pochi giorni dopo, Frederiksen e Meloni hanno diffuso una dichiarazione congiunta richiamando “l’eredità culturale cristiana dell’Europa” e sostenendo che chi sceglie di stabilirsi nel continente debba rispettarne leggi e valori.

Per Schatz, il modello danese mira anche a sottrarre alla destra populista il monopolio politico sul tema dell’immigrazione: proteggere il sistema di welfare, controllare le frontiere e affrontare apertamente i casi di integrazione fallita.

La questione, ha sottolineato, non consiste nel considerare gli immigrati intrinsecamente inclini alla criminalità, ma nel riconoscere che una società democratica deve intervenire quando gruppi o comunità rifiutano apertamente le sue regole fondamentali.