CANBERRA - One Nation afferma di aver dimostrato la regolarità della propria raccolta fondi, dopo che il primo ministro Anthony Albanese aveva sollevato dubbi sull’autenticità delle cifre dichiarate dal partito di Pauline Hanson.

La leader di One Nation ha pubblicato sui social un documento di audit relativo al sito “fire the liar”, sostenendo che il denaro raccolto sia “ridgy didge”, cioè autentico. Secondo il rapporto attribuito a Daryl Monnink, ingegnere informatico, il totale indicato dalla piattaforma includerebbe solo pagamenti ricevuti e convalidati con esito positivo.

Monnink ha scritto di aver esaminato il codice sorgente del sito, ispezionato database live e seguito l’intero processo di donazione insieme a Peter Arvoll, indicato come il costruttore della piattaforma. L’iniziativa sembra essersi resa necessaria dopo che esponenti Laburisti avevano suggerito in privato che il contatore online delle donazioni potesse non essere affidabile.

Ieri, Albanese aveva chiesto quali prove esistessero del denaro effettivamente raccolto. “È un esempio di slogan presentati al posto della sostanza”, aveva detto ai giornalisti a Sydney. Nel pomeriggio, One Nation sosteneva di aver superato i 2,3 milioni di dollari, in una campagna nata come risposta a una raccolta fondi avviata dal Partito laburista contro il partito populista.

Hanson ha respinto l’insinuazione di una manipolazione dei numeri. “Perché dovrei chiamare bugiardo qualcuno e poi fare io stessa una cosa del genere? Mi distruggerebbe”, ha detto durante un evento tenuto nel Western Australia.

La disputa sui fondi si inserisce in una fase di forte tensione a destra. La crescita di One Nation nei sondaggi allarma la Coalizione, mentre alcuni Liberali valutano se evitare sfide dirette nei seggi chiave per non dividere il voto conservatore. Il deputato Tony Pasin ha suggerito un’intesa, ma il leader dell’opposizione Angus Taylor ha chiuso la porta: “Non ci sarà alcuna spartizione dei seggi”.

Taylor ha detto che i Liberali si batteranno in ogni collegio per conquistare ogni voto. Anche Tim Wilson e James Paterson hanno messo in guardia contro un avvicinamento troppo stretto a One Nation, ritenuto rischioso per l’immagine del partito.

Il nodo resta aperto sulle preferenze. Taylor non ha escluso di indicare One Nation nelle schede, mentre l’ex primo ministro Tony Abbott, ora presidente del Partito liberale, ha sostenuto apertamente questa opzione. Con One Nation data in forte crescita e la Coalizione in difficoltà, la destra australiana deve decidere se competere con Hanson o inseguirla.