BRUXELLES – Tre mesi di intense trattative al Parlamento Europeo tengono con il fiato sospeso i produttori di soia argentini.
Nella capitale politica dell’Unione Europea, dove vengono prese le decisioni che riguardano i 27 Stati membri e i loro 450 milioni di abitanti, si gioca infatti una partita cruciale per il futuro di uno dei principali settori esportatori del Paese sudamericano.
Nelle ultime settimane funzionari del governo argentino si sono recati a Bruxelles e nei prossimi giorni arriveranno anche rappresentanti del settore privato con un obiettivo preciso: influenzare l’esito di una proposta della Commissione Europea che potrebbe estromettere il biodiesel di soia argentino dal mercato comunitario.
La decisione finale dovrà essere presa entro il 10 agosto dal Parlamento Europeo e dal Consiglio, che potranno soltanto approvare o respingere il testo presentato dall’esecutivo comunitario, senza emendamenti.
Il 10 aprile scorso la Commissione Europea ha proposto che i biocarburanti prodotti a partire dalla soia non vengano più conteggiati ai fini degli obiettivi di decarbonizzazione del blocco, una misura analoga a quella adottata nel 2019 nei confronti dell’olio di palma.
Secondo Bruxelles, l’espansione globale della coltivazione della soia contribuisce alla deforestazione e alla conversione di terreni naturali capaci di immagazzinare carbonio. Per questo motivo la Ue ritiene che ridurre gli incentivi all’utilizzo del biodiesel di soia possa contribuire a limitare la perdita di foreste.
La misura non equivale a un divieto d’importazione. Il biodiesel di soia potrà continuare a entrare nel mercato europeo, dove viene utilizzato in miscela con il gasolio tradizionale per il trasporto terrestre e per i mezzi agricoli e industriali. Tuttavia, non essendo più considerato utile per raggiungere gli obiettivi europei in materia di energie rinnovabili, perderebbe gran parte della sua attrattiva commerciale.
La normativa prevede un’eliminazione graduale degli incentivi, che diventerebbe pienamente operativa a partire dal 2030.
Per l’industria argentina del biodiesel la posta in gioco è elevata. Secondo le stime del settore, il Paese potrebbe generare esportazioni per circa 1,4 miliardi di dollari all’anno qualora riuscisse a sfruttare interamente la quota di 1,2 milioni di tonnellate assegnata dall’Unione Europea. Attualmente, però, le esportazioni raggiungono circa 400 milioni di dollari.
Nel 2024 l’Argentina ha esportato verso la Ue circa 280.000 tonnellate di biodiesel per un valore di 350 milioni di dollari, a cui si aggiungono 45.000 tonnellate di olio di soia destinato a usi industriali, per altri 50 milioni di dollari. I dati sono stati forniti dalla Camera dell’industria olearia della Repubblica Argentina (Ciara) e dal Centro degli esportatori di cereali (Cec).
L’Unione Europea rappresenta oggi l’unica destinazione estera per il biodiesel argentino, rendendo il settore particolarmente vulnerabile a eventuali cambiamenti normativi. Non è invece interessata dalla proposta la farina di soia, principale prodotto di esportazione del comparto agroindustriale argentino.
La questione affonda le proprie radici nel 2019, quando l’agenda ambientale acquisì maggiore peso all’interno delle istituzioni europee. In quell’anno la Ue stabilì che l’olio di palma, prodotto principalmente in Malesia e Indonesia, fosse associato a un elevato rischio di deforestazione e decise di escluderlo progressivamente dagli incentivi previsti per i biocarburanti.
La misura provocò la reazione dei due Paesi asiatici, che presentarono un ricorso presso l’Organizzazione mondiale del commercio (Wto), sostenendo che si trattasse di una barriera commerciale mascherata da normativa ambientale.
La legislazione europea prevedeva tuttavia un aggiornamento periodico delle valutazioni relative alle colture considerate a rischio. Da questa revisione, sottoposta a consultazione pubblica tra gennaio e febbraio di quest’anno, è emersa l’inclusione della soia.
Uno dei principali punti contestati dall’Argentina riguarda la metodologia utilizzata dalla Commissione Europea. Bruxelles ha infatti valutato l’espansione della coltivazione della soia a livello globale e non su base nazionale.
Secondo il governo argentino e gli operatori del settore, questo approccio penalizza il Paese, dove la superficie coltivata a soia è in diminuzione da oltre un decennio e non registra un’espansione legata alla deforestazione.
Per Buenos Aires, quindi, l’inclusione della soia nella categoria delle materie prime considerate a rischio non riflette la realtà produttiva argentina e potrebbe avere conseguenze economiche significative per una filiera che punta a incrementare la propria presenza sul mercato europeo.
Con il conto alla rovescia ormai avviato verso il voto del 10 agosto, il settore agroindustriale argentino intensifica la propria attività diplomatica e di lobbying a Bruxelles nella speranza di convincere gli eurodeputati a respingere la proposta della Commissione e preservare l’accesso a un mercato considerato strategico.