CANBERRA – Il taglio della burocrazia sarà uno dei temi centrali del prossimo bilancio federale, ma senza interventi indiscriminati.
È la linea tracciata dal ministro delle Finanze Katy Gallagher, che frena sulle richieste delle imprese di una riduzione generalizzata delle regole.
Alla vigilia della manovra di maggio, il Business Council of Australia e altri gruppi economici hanno chiesto una revisione complessiva delle normative, modifiche alle regole urbanistiche e misure per rafforzare ricerca e sviluppo. Secondo uno studio recente, le aziende spendono quasi 160 miliardi di dollari l’anno per rispettare la legislazione federale.
“Questa burocrazia aumenta i costi e rallenta l’economia”, ha detto il CEO Bran Black, sottolineando l’impatto sulla circolazione delle merci e sulla disponibilità nei supermercati.
Il governo riconosce il problema, ma intende muoversi con cautela. “Siamo disponibili a intervenire dove ha senso, dove si migliorano i risultati e si ottiene una regolamentazione più efficace - ha spiegato Gallagher -. Non si tratta di eliminare tutto e vedere cosa succede”.
Gallagher ha anche indicato che il bilancio terrà conto dell’equità tra generazioni, mentre la definizione finale delle misure è stata rinviata rispetto al calendario abituale a causa dell’incertezza economica legata alla guerra in Medio Oriente e alla chiusura dello Stretto di Hormuz.
“Non siamo immuni dagli effetti sull’economia globale. Avevamo già un problema di inflazione e questo conflitto lo rende più difficile da gestire”, ha aggiunto.
Nel frattempo, anche il settore agricolo spinge per una revisione delle norme, in particolare quelle ambientali, ritenute troppo onerose. Secondo la National Farmers Federation, le attuali regole stanno creando incertezza e incidono direttamente sui costi di produzione.
Ma sul fronte opposto si muove una coalizione di oltre 50 organizzazioni sociali, che chiede riforme fiscali incisive. Tra le proposte figura una tassa del 25% sulle esportazioni di gas naturale, che potrebbe generare fino a 17 miliardi di dollari l’anno da destinare a politiche sociali e abitative.
Il pacchetto include anche la riduzione degli sconti fiscali sulle plusvalenze immobiliari e l’eliminazione graduale del negative gearing. Misure controverse, soprattutto per il settore immobiliare e delle risorse.
Secondo Cassandra Goldie, dell’Australian Council of Social Service, l’attuale sistema non risponde ai bisogni della popolazione. “L’Australia è tra i principali esportatori di gas, ma raccoglie entrate fiscali inferiori rispetto ad altri Paesi simili”, ha osservato.
Il bilancio si profila quindi come un esercizio di equilibrio tra esigenze divergenti, con scelte destinate a incidere su crescita, costo della vita e redistribuzione.