SYDNEY – Ben Roberts-Smith, ex soldato delle forze speciali e insignito della Victoria Cross, promette battaglia legale per respingere le accuse di crimini di guerra e “riabilitare il proprio nome”.
Nella sua prima dichiarazione pubblica dopo l’arresto, ha adottato un tono deciso, annunciando l’intenzione di difendersi fino in fondo in tribunale.
“Da dieci anni io e la mia famiglia siamo oggetto di una campagna per convincere gli australiani che ho agito in modo improprio in Afghanistan - ha dichiarato parlando dalla Gold Coast -. Nego categoricamente tutte le accuse e userò questo processo per dimostrare la mia innocenza”.
Il 47enne, ritenuto il soldato vivente più decorato del Paese, è stato arrestato il giorno sette di questo mese con accuse che riguardano l’uccisione o l’ordine di uccidere cinque detenuti disarmati durante missioni in Afghanistan tra il 2009 e il 2012. Le imputazioni includono l’omicidio diretto di due persone e il coinvolgimento, a vario titolo, in altri tre episodi.
Roberts-Smith ha definito il suo arresto, avvenuto sulla pista dell’aeroporto di Sydney, uno “spettacolo non necessario” e ha chiesto rispetto per la privacy della famiglia, in particolare dei figli. “So che il caso è di grande interesse pubblico, ma chiedo che la mia famiglia venga lasciata in pace”, ha aggiunto.
Dopo aver trascorso più di una settimana in carcere, l’ex militare è stato rilasciato su cauzione e venerdì ha lasciato la prigione per la prima volta. Non ha risposto alle domande dei giornalisti dopo la sua dichiarazione.
La procura descrive il caso come estremamente grave, sostenendo di disporre di testimonianze dirette sugli episodi contestati. In aula è stato inoltre fatto riferimento all’uso di cosiddetti “throw-downs”, oggetti collocati accanto ai corpi delle vittime per farle apparire come combattenti.
Le accuse contro Roberts-Smith non sono nuove. Già nel 2018 erano emerse in un’inchiesta giornalistica, che aveva portato a una causa per diffamazione contro il gruppo editoriale Nine. In quel procedimento civile, un giudice federale aveva ritenuto le accuse “sostanzialmente vere” secondo lo standard della probabilità, una decisione confermata anche nei successivi ricorsi.
Il passaggio alla giustizia penale segna ora una fase diversa: le accuse dovranno essere provate oltre ogni ragionevole dubbio. Un processo destinato a essere lungo e altamente seguito, con implicazioni rilevanti per l’immagine delle forze armate australiane.