LA PAZ – Il nuovo regime di cambio flessibile della Bolivia ha esordito con un volume di operazioni pari a 17 milioni di dollari nel suo primo giorno di applicazione.  

Il dato, diffuso dalla Banca Centrale della Bolivia (Bcb), viene considerato un segnale incoraggiante dopo l’abbandono del tasso di cambio fisso che era rimasto in vigore per quasi quindici anni. 

Il presidente della Bcb, David Espinoza, ha spiegato in conferenza stampa che lunedì il sistema finanziario ha elaborato circa 20.000 operazioni per un controvalore di 17 milioni di dollari, sottolineando che il mercato “sta operando con assoluta normalità”. 

A queste si sono aggiunte operazioni di invio e ricezione di fondi per il commercio estero, pari a circa 100 milioni di dollari. Secondo Espinoza, ciò dimostra che nell’economia boliviana “ci sono dollari” e che il sistema dispone anche di un’ampia liquidità in valuta nazionale, con circa 14 miliardi di boliviani (1,43 miliardi di dollari) disponibili. 

La riforma rappresenta una svolta storica nella politica monetaria del Paese. Venerdì scorso il ministero dell’Economia ha approvato la risoluzione che ha messo fine al cambio fisso introdotto alla fine del 2011.  

Lunedì il dollaro è stato quotato a 9,73 boliviani, rispetto al tasso fisso di 6,96 rimasto invariato per oltre tredici anni, mentre martedì il cambio si è attestato a 9,76 boliviani per dollaro. 

Secondo il governatore della banca centrale, il nuovo sistema contribuirà a riportare gradualmente l’inflazione a un tasso a una sola cifra, obiettivo che le autorità prevedono di raggiungere nel 2027. A questo scopo saranno introdotte anche nuove regole per la gestione della base monetaria, con l’obiettivo di contenere eventuali future pressioni inflazionistiche. 

La Bolivia ha chiuso il 2025 con un’inflazione del 20,4%, il livello più elevato registrato nel XXI secolo. Il Governo del presidente Rodrigo Paz, insediatosi circa otto mesi fa, prevede per quest’anno un rallentamento al 14%. 

Espinoza ha inoltre difeso la decisione di abbandonare il cambio fisso, sostenendo che quel modello aveva frenato gli investimenti, aumentato la povertà e favorito l’espansione dell’economia informale. Ha inoltre ricordato come il mantenimento della parità abbia progressivamente esaurito le riserve internazionali, passate da circa 15 miliardi di dollari nel 2015 a livelli prossimi allo zero negli ultimi anni. 

La scarsità di valuta estera rappresenta uno dei principali problemi dell'economia boliviana dall’inizio del 2023.  

Le difficoltà nell’accedere ai dollari attraverso i canali ufficiali hanno alimentato il mercato parallelo, dove nel maggio 2025 il dollaro aveva raggiunto una quotazione fino a 20 boliviani. 

Negli ultimi tre anni il sistema finanziario aveva inoltre imposto forti limitazioni alle operazioni in dollari, sia all’interno del Paese sia per gli acquisti all’estero, introducendo limiti settimanali e mensili sulle carte di credito e di debito, oltre a restrizioni anche per i risparmiatori che detenevano depositi in valuta statunitense. 

Dopo l’insediamento del presidente Paz, la Banca Centrale aveva già iniziato, nel dicembre scorso, un graduale processo di normalizzazione del mercato valutario, pubblicando quotidianamente un tasso di cambio di riferimento e avviando la restituzione dei depositi in dollari, insieme alla progressiva riattivazione delle transazioni internazionali.