BOLOGNA - La decisione del dipartimento di Filosofia dell’Università di Bologna di non attivare un corso di laurea dedicato a un gruppo di giovani ufficiali dell’Accademia militare di Modena ha aperto un caso politico destinato a far discutere.  

Il rifiuto, maturato all’interno del dipartimento dopo settimane di valutazioni interne, ha innescato reazioni immediate dal governo e dai vertici delle Forze Armate. 

A intervenire è addirittura la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che definisce la decisione dell’ateneo “incomprensibile e gravemente sbagliata”. Per la premier non si tratta “solo di una scelta inaccettabile, ma di un gesto lesivo dei doveri costituzionali che fondano l’autonomia dell’Università”.  

Bologna, afferma, ha il dovere di “accogliere e valorizzare ogni percorso di elevazione culturale” e il rifiuto “implica una messa in discussione del ruolo stesso delle Forze Armate”, presidio della difesa nazionale. 

Meloni rivendica anche il valore di una preparazione anche umanistica per gli ufficiali: “Avere personale formato in discipline umanistiche garantisce profondità di analisi, visione e pensiero laterale essenziali per affrontare le sfide affidate alle Forze Armate”. La presidente del Consiglio ribadisce quindi “il pieno e incondizionato sostegno del governo all’Esercito”. 

Il caso era stato sollevato ieri dal capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale Carmine Masiello. “Per creare pensiero laterale e superare gli stereotipi ho deciso di avviare un corso di laurea in Filosofia per i miei giovani ufficiali”, ha spiegato. La richiesta prevedeva l’inserimento di 10-15 militari. 

“L’Università non ha voluto avviare il corso per timore di ‘militarizzare la facoltà’. L’Esercito non è stato ammesso all’università”, ha dichiarato Masiello, definendo l’episodio “sintomatico dei tempi in cui viviamo”. 

Le sue parole hanno trovato subito sponda nel governo. La ministra dell’Università, Anna Maria Bernini, ha parlato di “decisione discutibile”, mentre il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha accusato i docenti di rifiutare un percorso formativo a chi “li difende ogni giorno”. I professori bolognesi, ha aggiunto, “possono stare tranquilli: quegli ufficiali che oggi rifiutano saranno comunque pronti a difenderli domani”. 

L’Università di Bologna respinge però l’accusa di chiusura: “Non abbiamo mai negato l’iscrizione a nessuno”, chiarisce l’Ateneo. Donne e uomini delle Forze Armate “possono iscriversi liberamente ai corsi, come avviene da anni grazie alla collaborazione con l’Accademia di Modena”, che prevede posti riservati al corso di Medicina Veterinaria.  

Il nodo, spiega l’Alma Mater, riguarda invece la richiesta di attivare un “percorso esclusivo per i soli ufficiali, interamente svolto dentro l’Accademia e con un fabbisogno didattico rilevante”. Il dipartimento di Filosofia, competente per la valutazione preliminare, “dopo un confronto interno ha ritenuto di non procedere”. 

Il rettore Giovanni Molari parla di “scelta autonoma del dipartimento”, confermando l’apertura dell’Ateneo a future interlocuzioni.