APPIANO GENTILE - Lo scudetto non potrà arrivare aritmeticamente contro il Torino, ma poco importa, visto che ormai è soltanto questione di giorni, otto per la precisione, da adesso alla sfida di domenica prossima a San Siro contro il Parma.

Ecco perché per adesso Chivu mantiene il profilo basso di chi ancora “deve” fare punti (“Siamo sereni come sempre, consapevoli del lavoro svolto e del momento, di quanto abbiamo lavorato per trovarci in questa condizione. Sappiamo anche che mancano punti e partite per avvicinarci al nostro sogno e obiettivo”), anche se poi, stuzzicato sul tema, coglie al volo l’occasione per tirare fuori qualche altro sassolino dalle scarpe. Adesso lo può e lo vuole fare, perché con lo scudetto in tasca è il momento giusto per ricordare non soltanto i meriti della squadra sul campo, ma anche la forza dimostrata nel costruire un trionfo che in pochi ritenevano possibile, anche considerando la poca esperienza di un giovane allenatore che aveva alle spalle una manciata di panchine a Parma: “Amo da morire questi ragazzi - ha detto Chivu in conferenza -. Hanno capito che potevano rimanere competitivi andando contro la narrazione di inizio anno, quando tutti parlavano di ciclo finito: sono rinati e hanno trovato la motivazione giusta”.

“Questa squadra negli ultimi anni ha cercato sempre di fare delle imprese ed è stata molto competitiva su tutti i fronti. La storia è questa, la società ha costruito qualcosa di importante. Negli ultimi anni hanno fatto vedere quanto riescono a essere competitivi, questo per noi è sempre stato un obbligo: riuscire a essere competitivi su tutti i fronti”, ha aggiunto Chivu che non rinnega i passaggi a vuoto (“Potevamo sicuramente fare meglio in Champions League e mi prendo io tutta la responsabilità sulla gestione della partita di Bodo”), ma non vuole nemmeno ridurre tutto a quanto fatto dopo l’ultima sosta di campionato: “Voi parlate di ciò che è accaduto dopo la sosta, ma io parlo della stagione intera. Arrivare alla sosta con la sconfitta nel derby e due pareggi ha creato un po’ di critica, ma avevamo ancora punti di vantaggio. Abbiamo avuto l’opportunità di fare buone prestazioni, di recuperare giocatori. La partita con la Roma è stata molto importante, a Como sapevamo che tipo di difficoltà avremmo incontrato. Ci siamo messi in una condizione che ci permette di sognare”.

E la mente va già al prossimo anno, quando potrebbero esserci cambiamenti importanti sia negli uomini che dal punto di vista tattico.

Confermando le proprie caratteristiche offensive, anche a costo di prendere qualche gol in più, allineandosi così a un modo di intendere il calcio che si vede molto più in Europa che in Italia: “Non guardo mai quelli che sono i numeri difensivi - ha messo in chiaro Chivu -. I gol si fanno e si prendono, soprattutto quando hai un atteggiamento propositivo e ti prendi determinati rischi. La bravura è di tutta la squadra, di come pressa e dell’intensità che mette. La cosa più importante è cercare di essere propositivi per la qualità che la squadra ha, sarebbe complicato non sfruttare la forza offensiva e la qualità individuale di questi ragazzi. Sono finiti i tempi in cui le migliori difese vincono i campionati o in cui devi vincere gli scontri diretti per avere la possibilità di fare qualcosa. Il calcio moderno è più dinamico, di intensità. Devi adattarti a fare delle cose. L’altra sera abbiamo visto Bayern-Real Madrid, è finita 4-3, è tutto più verticale, veloce, intenso e bisogna adattarsi a questo”. E lui lo ha capito e lo ha fatto.