BOLOGNA - La decisione del sindaco di Bologna Matteo Lepore di convocare una manifestazione lunedì scorso, per chiedere verità sulla morte di Abderrahim Fakir e invitare la città a un momento di raccoglimento, è al centro dei fatti di cronaca italiana delle ultime ore. 

Il capoluogo emiliano si è infatti risvegliato dopo una nottata di scontri violenti tra i manifestanti e le forze dell’ordine, che hanno riferito di 64 agenti feriti, con prognosi tra i 3 e i 35 giorni. Non è chiaro quanti attivisti abbiano dovuto fare ricorso alle cure mediche. 

Per contenere i violenti la Polizia è intervenuta con lacrimogeni e idranti. Un giovane è stato arrestato e poi rimesso in libertà, mentre altri manifestanti saranno denunciati.

La situazione è degenerata dopo l’intervento commosso della nipote di Fakir, che dal palco di piazza del Nettuno ha dichiarato: “Quello che è successo ha lasciato dentro di noi dolore, rabbia e tante domande”, sottolineando che la famiglia non chiede vendetta, ma “verità, giustizia, rispetto e umanità”.

Accanto ai familiari era presente anche il presidente della Comunità islamica di Bologna, Yassine Lafram, che ha invitato la città a stringersi attorno alla famiglia.

Durante il suo intervento, tuttavia, una parte della piazza ha contestato intonando cori contro la Polizia, all’urlo di “assassini” e “Abderrahim non lo abbiamo perduto, lo hanno ammazzato”.

I manifestanti si sono poi spostati in massa nella vicina piazza Roosevelt, nei pressi della Prefettura e della Questura, dove la tensione è cresciuta fino ai primi scontri con la Polizia, che ha reagito con manganellate e cariche.

Con il passare delle ore, la violenza si è fatta guerriglia e, a pochi passi da piazza Maggiore, mentre la platea del cinema all’aperto aspettava la proiezione dei Pirati dei Caraibi - poi annullata -, via Ugo Bassi veniva devastata.

Tre auto del Comune sono state incendiate, così come diverse decine di cassonetti della spazzatura. Decine di bici elettriche sono state distrutte, per un valore di circa 30mila euro, e le transenne dei cantieri del tram sono state divelte e usate come scudo contro la Polizia.

Secondo diverse ricostruzioni, durante le fasi più concitate, alcuni partecipanti avrebbero contestato gli attivisti dei centri sociali, accusandoli di avere trasformato una manifestazione nata come pacifica in una serata di violenza e vandalismo, da cui anche i familiari di Fakir hanno preso le distanze.

Il loro legale Fabio Anselmo ha definito gli scontri “un attacco alla famiglia”, criticando aspramente la strumentalizzazione della protesta.

Anche il primo cittadino, Matteo Lepore, ha accusato i violenti in una lettera aperta ai cittadini: “Bologna ha visto due piazze. Piazza Nettuno rappresenta Bologna. C’erano migliaia di persone che si sono incontrate pacificamente e spontaneamente, per esprimere la loro vicinanza alla famiglia di Abderrahim Fakir. Piazza Roosevelt e gli scontri, invece, non rappresentano Bologna. Chi pensa di rispondere alla violenza con la violenza si chiama fuori dallo Stato di diritto. E dunque si chiama fuori dalla nostra comunità democratica”.