CANBERRA – Il governo federale ha respinto l’interpretazione del governo del Queensland secondo cui il Consiglio intergovernativo avrebbe concesso agli Stati piena libertà nel decidere come alimentare i nuovi data centre, ribadendo che le future norme nazionali imporranno l’impiego di nuova energia rinnovabile salvo autorizzazione espressa del Commonwealth.
Il ministro dell’Energia e dei Cambiamenti climatici Chris Bowen ha dichiarato ad ABC che gli standard saranno applicati uniformemente in tutto il Paese, compresi Queensland e Northern Territory.
“Come avevamo detto, introdurremo standard nazionali coerenti, senza eccezioni e senza deroghe”, ha affermato.
La regola generale prevede che i data centre garantiscano nuova capacità rinnovabile equivalente al 100 per cento del proprio consumo, accompagnata da sistemi di stabilizzazione come batterie o gas.
L’unica apertura riguarda le società elettriche di proprietà statale. Queste potranno chiedere al Commonwealth di utilizzare una soluzione diversa qualora siano in grado di dimostrare che risulti meno costosa e più vantaggiosa per la rete.
Bowen ha però descritto questa soglia come “molto elevata” e difficile da soddisfare.
Le richieste saranno valutate dall’Australian Energy Regulator, che agirà per conto del governo federale e stabilirà se la proposta alternativa rispetti i criteri previsti.
Secondo il ministro, sarebbe particolarmente difficile dimostrare che una soluzione basata sul carbone possa risultare più economica delle rinnovabili.
Il chiarimento contraddice la lettura fornita dal premier del Queensland David Crisafulli dopo la riunione del Consiglio intergovernativo di mercoledì.
Crisafulli aveva parlato di una “grande vittoria” e sostenuto che il controllo pubblico del sistema energetico statale avrebbe permesso al Queensland di scegliere una combinazione tra gas, carbone e rinnovabili.
Bowen ha precisato che non saranno però gli Stati a prendere la decisione finale.
“Il Commonwealth deciderà, perché si tratta di una legge federale”, ha affermato.
Il ministro ha giustificato l’intervento nazionale con l’enorme fabbisogno elettrico dei data centre, definiti “balene dell’elettricità” per la quantità di energia consumata.
Secondo Bowen, lasciare agli Stati un sistema completamente aperto potrebbe produrre effetti pesanti sulle bollette. Ha sostenuto che, nel caso del Queensland, un approccio alternativo potrebbe aumentare i prezzi all’ingrosso dell’elettricità del 13 per cento.
“Le conseguenze di una decisione sbagliata sono troppo grandi per permettere che si sviluppi una corsa al ribasso”, ha dichiarato.
Il governo federale presenterà nei prossimi mesi una proposta legislativa complessiva sui data centre, con l’obiettivo di approvarla all’inizio del prossimo anno.
La componente energetica farà leva sui poteri costituzionali del Commonwealth in materia di società.
La registrazione dei data centre dovrebbe essere subordinata alla dimostrazione, attraverso certificati di energia rinnovabile, dell’approvvigionamento da nuova capacità rinnovabile equivalente ai consumi, accompagnata quando necessario da gas per garantire continuità alla rete.
Bowen ha inoltre ribadito che, in caso di conflitto tra legislazione federale e statale, il governo ritiene chiara la prevalenza delle norme del Commonwealth.