SAN PAOLO – Juan Darthes, attore e cantante argentino-brasiliano, sconterà la condanna a 6 anni di carcere, in regime semiaperto (potrà lasciare il carcere nelle ore diurne), per violenza sessuale nei confronti di Thelma Fardin, attrice e cantante argentina.

Lo ha deciso il Tribunale Regionale Federale della 3ª Regione del Brasile, che ha respinto l’ammissibilità dei due ricorsi presentati dalla difesa.

I fatti risalgono al 2009, quando — secondo l’accusa — Darthés abusò sessualmente di Thelma Fardin durante una tournée della serie televisiva Patito Feo in Nicaragua. All’epoca l’attrice aveva 16 anni, mentre lui ne aveva 45.

In primo grado, nel maggio 2023, Darthés era stato assolto non perché innocente, ma per una questione legata alla prescrizione e all’interpretazione della normativa brasiliana vigente al momento dei fatti. Successivamente, il 10 giugno 2024, la Corte d’appello aveva ribaltato quella decisione, riconoscendo la validità delle prove e del racconto dell’attrice.

Secondo Amnesty International Argentina la decisione rappresenta un nuovo passo decisivo in uno storico processo per violenza sessuale e riafferma l’importanza di ascoltare le vittime, indagare con la dovuta diligenza e giudicare con una prospettiva di genere.

La sentenza conferma che la violenza sessuale è già stata provata e che, in questa fase, non è possibile rimettere in discussione i fatti né le prove, già valutati dalla giustizia e alla base della sentenza

La decisione invia nuovamente un messaggio chiaro: la violenza sessuale contro bambine, bambini e adolescenti deve essere indagata e punita, e i tentativi di screditare chi denuncia non possono trasformarsi in uno strumento di impunità.

Per Amnesty International, questa decisione è particolarmente rilevante in un contesto in cui diversi settori cercano di imporre nel dibattito pubblico l’idea di una presunta ondata di “false denunce”, con l’obiettivo di aggravare le pene solo nei casi di violenza di genere e abuso sessuale contro minori.

L’organizzazione avverte che si sta cercando di spostare l’attenzione dal vero problema. Il reato di falsa denuncia è già previsto dalla legislazione penale.

Tuttavia, l’insistenza selettiva sull’inasprimento del trattamento, quando si tratta di denunce per violenza di genere o violenza sessuale sui minori, non è neutrale: mette sotto sospetto proprio chi affronta maggiori ostacoli nel denunciare, più difficoltà probatorie e più paura nel rompere il silenzio.

Secondo i dati accessibili della Corte Suprema di Giustizia della Nazione argentina, le cause per false denunce sono legate principalmente a reati economici, di falsificazione e doganali — come truffe, frodi assicurative o contrabbando. In Argentina non esistono statistiche che indichino che si tratti di un fenomeno generalizzato e, a livello globale, le false denunce rappresentano meno dell’1%, secondo dati Onu 2024.

Il problema strutturale continua a essere un altro: molte violenze non vengono denunciate e, quando lo sono, lo Stato arriva spesso troppo tardi.

“Vediamo con preoccupazione i tentativi di promuovere iniziative per aggravare le pene in caso di presunte false denunce nei casi di violenza di genere, abuso sessuale sui minori e violenza familiare, quando queste condotte sono già previste dal Codice Penale – dice Mariela Belski, direttrice esecutiva di Amnesty International Argentina –. Non si tratta di negare che possano esistere casi eccezionali, ma di evitare che questi casi vengano utilizzati per spostare il centro del dibattito pubblico”.

I veri problemi, continua, sono altri: “La violenza sessuale continua a essere fortemente sottodenunciata”. Secondo dati raccolti dall’Unità fiiscale specializzata in violenza contro le donne (Ufem) tra il 2016 e il 2021, solo il 10% delle donne che subiscono violenza sessuale presenta denuncia.

A sua volta, secondo la Corte Suprema argentina, nei casi di femminicidio molte violenze erano già state segnalate prima dell’omicidio: il 18% delle vittime aveva denunciato in precedenza, ma meno del 5% disponeva di misure di protezione attive al momento del femminicidio. Ciò evidenzia come le risposte statali e le misure di protezione continuino a essere insufficienti.

Negli abusi sessuali contro bambini, bambine e adolescenti, inoltre, la grandissima maggioranza degli aggressori appartiene alla cerchia di fiducia, familiare o conosciuta. Secondo quanto comunicato dallo Stato argentino al Comitato per i diritti del bambino, tra il 2017 e il 2023 sono stati registrati 15.699 casi di minori vittime di violenza sessuale e l’83,9% degli aggressori apparteneva a contesti di fiducia.