ROMA - Doppia mossa del centrodestra sulla legge elettorale. La maggioranza ha ottenuto in conferenza dei capigruppo la calendarizzazione della riforma in Aula alla Camera per il 26 giugno e ha depositato in commissione Affari costituzionali il nuovo testo, frutto delle modifiche concordate tra gli alleati.
L’obiettivo è arrivare al contingentamento dei tempi a luglio e ottenere un primo via libera di Montecitorio prima della pausa estiva. La decisione ha provocato la protesta delle opposizioni, che accusano il centrodestra di procedere con una forzatura su tempi e contenuti.
Tra le novità ci sono la previsione che le liste siano dichiarate inammissibili, se non indicano la persona proposta come presidente del Consiglio, e l’inserimento di modifiche sul voto degli italiani all’estero.
Nel testo non compare invece alcun intervento sulle preferenze, tema che resta aperto dentro la maggioranza.
Le modifiche si aggiungono a quelle già emerse nei giorni scorsi: innalzamento dal 40 al 42% della soglia necessaria per far scattare il premio di governabilità, abolizione del ballottaggio, riduzione del tetto massimo dei seggi attribuibili alla coalizione vincente e previsione del riparto proporzionale se dalle urne dovessero uscire maggioranze diverse tra Camera e Senato.
I tempi decisi in commissione prevede una sola giornata di audizioni, il 3 giugno, e il voto per l’adozione del testo base il giorno successivo. Una scansione giudicata insufficiente dalle minoranze.
“Non è possibile continuare a procedere con forzature mettendo in calendario un testo che al momento è fatto con i comunicati e le indiscrezioni”, denunciano i gruppi del campo largo al termine di una riunione durata oltre un’ora.
La replica arriva da Fratelli d’Italia con Giovanni Donzelli, che afferma: “Nessuna mancanza di rispetto. Abbiamo aspettato che terminasse la discussione generale prima di depositare il testo e abbiamo anche accolto alcune indicazioni delle opposizioni”.
Alla Camera, la capogruppo del Pd Chiara Braga si è rivolta direttamente al presidente Lorenzo Fontana, ribadendo invece che “non si tratta di un semplice intervento correttivo: l’impianto normativo è stato completamente ridisegnato”. Posizione condivisa da Filiberto Zaratti di Alleanza Verdi e Sinistra, che rilancia: “Ci impediscono ogni discussione, vogliono andare al voto subito”.
La maggioranza respinge l’accusa di blindare la riforma.
“Il testo non è inemendabile – assicura Donzelli –. Se c’è un emendamento condivisibile non abbiamo motivi per non approvarlo. Ma se c’è un emendamento che stravolge l’impianto, ad esempio cancellando il premio di maggioranza, non possiamo accettarlo”.
Anche Angelo Rossi, relatore di Fratelli d’Italia in commissione, difende il lavoro svolto: “Sono state esaminate le osservazioni arrivate sulla legge elettorale emerse durante le settanta audizioni svolte dalla commissione”.
A sostenere apertamente la riforma è anche Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati, secondo cui il testo punta a dare “chiarezza agli elettori” e “stabilità”, ribadendo però che il suo partito continuerà a spingere sul tema delle preferenze, uno dei nodi destinati a restare aperti nei prossimi passaggi parlamentari.
Per ora, però, il nuovo testo non interviene sulle liste bloccate, nonostante le critiche emerse durante le audizioni di costituzionalisti e professori.