KIEV - Il combattente volontario e contractor italiano Alex Pineschi è stato ucciso in Ucraina, dove combatteva nel Donbass a difesa delle forze di Kiev.

A dare la notizia è stata l’associazione di volontari Memorial – International Volunteers for Ukraine sul proprio profilo Facebook: “Il nostro amato fratello italiano Alex Pineschi, che prestava servizio in Ucraina come volontario, ha perso la vita sul campo di battaglia. Onore, gloria e gratitudine al nostro fratello”. Sebbene si attenda ancora la formale conferma ufficiale delle autorità consolari, la notizia ha raggiunto il padre dell’uomo e ha destato profondo cordoglio. 

Pineschi, spezzino che avrebbe compiuto 43 anni il prossimo 17 ottobre, era una figura molto nota nell’ambiente militare e nella sua città natale. Ex alpino, si era arruolato prima di terminare gli studi, conseguendo il diploma proprio durante il servizio nell’Esercito Italiano. Esperto nel tiro di precisione, nel 2022 aveva deciso di partire per l’Ucraina a ridosso dell’invasione russa.

Secondo quanto si apprende da fonti informate, il quarantatreenne aveva sottoscritto un regolare contratto con le forze armate di Kiev e, presumibilmente, operava da qualche mese nei ranghi delle forze speciali dell’intelligence alle dipendenze del ministero della Difesa ucraino. 

Prima dell’impegno in Ucraina, Pineschi aveva accumulato una lunghissima esperienza in altri teatri operativi complessi in Medio Oriente, muovendosi tra Siria, Kurdistan e Iraq. Nel nord dell’Iraq aveva addestrato i peshmerga e combattuto in prima linea contro lo Stato Islamico (Isis).

Quell’esperienza a fianco delle forze armate ufficiali della Regione Autonoma del Kurdistan iracheno era diventata materia per un libro, autopubblicato, dal titolo Peshmerga - Di fronte alla morte, a cui erano seguite altre due pubblicazioni. 

Proprio al suo rientro dal Medio Oriente, Pineschi era finito al centro di un caso giudiziario: la Procura della Spezia lo aveva iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di essere un mercenario. Il procedimento, tuttavia, si era concluso con un’archiviazione piena, su richiesta dello stesso pubblico ministero, che aveva riconosciuto la natura puramente volontaria e ideologica delle sue missioni estere. 

Professionista stimato, Pineschi aveva fondato la Ap Tac Tactical Training, una realtà specializzata nella formazione all’uso delle armi da fuoco. Nella sua carriera di istruttore militare senior aveva ricoperto il ruolo di direttore sia dell’Erbil Training Center in Iraq, coordinando programmi avanzati per le forze locali, sia di Program Director per l’addestramento delle unità d’élite Air Swat, specializzandole nel combattimento urbano e nella gestione delle minacce asimmetriche.

Sui social, dove molti colleghi lo ricordano come un uomo empatico e dai profondi principi etici, Pineschi respingeva l’etichetta di eroe: “Non sono nessuno, gli eroi sono altri”, scriveva.  

Il senso profondo del suo cammino emerge dal suo ultimo post su Instagram, un video pubblicato a novembre: “Nessuno ti insegna a tornare dalla guerra. A passare dal suono dei colpi al silenzio di una stanza. A camminare tra la gente come se niente fosse, mentre dentro non è più niente come prima. La guerra non finisce quando la missione finisce. Resta dentro, cambia il modo in cui pensi, in cui respiri, in cui guardi il mondo. Poi impari a combattere di nuovo, non contro un nemico ma contro te stesso. Contro quel vuoto che arriva quando smetti di sopravvivere e devi ricominciare a vivere”.