TRIPOLI - Dopo giorni senza notizie dirette, il console italiano a Bengasi Filippo Colombo ha incontrato Domenico Centrone e Dina Alberizia, i due italiani fermati domenica nella Libia orientale insieme ad altri otto attivisti della missione di terra della Flotilla. 

I due si trovano ancora in una caserma della polizia controllata dalle autorità legate al generale Khalifa Haftar. Il console li ha visti mercoledì sera e li ha trovati in buone condizioni. 

Colombo ha chiesto alle autorità locali alcune migliorie nelle condizioni di detenzione e, dopo l’intervento consolare, è stato autorizzato l’accesso alle docce, la consegna di cambi di abiti e una sistemazione migliore per le persone trattenute. 

Il console resta ora in attesa di informazioni sulle procedure per una possibile espulsione dei due connazionali, ma i tempi potrebbero essere rallentati dall’Eid al Adha, una delle principali festività islamiche, celebrata anche in Libia fino a sabato. 

Centrone, 33 anni, originario di Molfetta, in provincia di Bari, e Alberizia, 67 anni, astigiana, sono accusati insieme agli altri attivisti di “ingresso illegale” nella regione senza autorizzazione. Secondo le autorità locali, dovrebbero essere espulsi come immigrati irregolari. 

Nei giorni scorsi il ministero degli Esteri di Bengasi aveva sostenuto di avere agito “nel rispetto della legge e dei diritti umanitari”, assicurando che gli attivisti stessero ricevendo “l’assistenza medica e umanitaria necessaria”. 

La missione di terra della Flotilla era partita il 15 maggio con sette ambulanze, venti case mobili e dieci camion di aiuti umanitari diretti a Gaza, con oltre duecento partecipanti provenienti da più di venticinque Paesi. 

La spedizione si è però interrotta in Libia dopo lo sgombero del convoglio, che si era accampato nei pressi di Sirte, a poca distanza da un checkpoint. 

Sul fronte diplomatico, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani è tornato a chiedere sanzioni contro il ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir, dopo il video in cui gli attivisti fermati appaiono inginocchiati e con le mani legate dietro la schiena mentre vengono derisi. 

Al termine della riunione informale dei ministri degli Esteri dell’Unione europea a Limassol, Tajani ha spiegato che non c’è stato ancora un confronto formale con gli altri partner europei sulle possibili sanzioni, ma ha detto di avere insistito nei colloqui bilaterali sulla necessità di colpire Ben-Gvir. 

Il ministro israeliano, ha detto Tajani, ha compiuto “atti indegni nei confronti di persone che non hanno commesso un reato” e che erano state fermate “in maniera illegittima”. 

Anche l’Alta rappresentante dell’Unione europea Kaja Kallas ha confermato che il tema sarà discusso. “Quelle sanzioni sono già sul tavolo da mesi, e abbiamo anche altre proposte – ha detto arrivando alla riunione –. Sicuramente nella riunione del Consiglio Affari esteri di giugno ne parleremo”.