BUENOS AIRES - Si è riaperto oggi il processo per la morte di Diego Armando Maradona con una delle testimonianze più attese: quella della psichiatra Agustina Cosachov, imputata nel procedimento e finora rimasta in silenzio davanti ai giudici.  

La professionista ha chiesto spontaneamente di ampliare la propria deposizione per rispondere ad alcuni messaggi emersi nell’ultima udienza. Martedì scorso, davanti ai giudici, ha testimoniato la psichiatra Marcela Waisman, consultata più volte da Agustina Cosachov durante il trattamento di Maradona.  

La specialista ha spiegato di essere stata chiamata per esprimere un parere sul quadro psichiatrico dell’ex calciatore, anche se Diego inizialmente aveva rifiutato di incontrarla. “Con Cosachov abbiamo parlato molto del disturbo dell’umore, del quadro depressivo, dell’accettazione delle cure e delle possibili strategie terapeutiche”, ha raccontato.  

Nel corso della deposizione, la psichiatra ha difeso l’operato di Cosachov, sostenendo che le decisioni terapeutiche adottate per trattare depressione, bipolarità e agitazione fossero appropriate. Waisman ha confermato che Maradona attraversava momenti di forte agitazione psicomotoria, compatibili anche con una sindrome d’astinenza da sostanze. 

Ha inoltre descritto Maradona come “un paziente difficile da gestire”, riconoscendo che la psichiatra imputata era riuscita comunque a instaurare un rapporto di fiducia con lui. 

La cosa è stata confermata nell’udienza di martedì anche da Pablo Dimitroff, l’allora direttore della clinica. “Era molto difficile farlo stare fermo. Si toglieva più volte gli accessi venosi, fu necessario sedarlo e somministrargli anticonvulsivanti”, ha spiegato. 

Secondo Dimitroff, i medici della struttura ritenevano più adatto un centro specializzato per la riabilitazione neurologica, motoria e psichiatrica. La proposta venne formalizzata il 9 novembre 2020. “Se era difficile controllarlo in una clinica attrezzata, probabilmente sarebbe stato ancora più complicato in una casa”, ha dichiarato.  

Nonostante ciò, la famiglia di Maradona, insieme ai medici curanti Leopoldo Luque e Agustina Cosachov, optò infine per il ricovero domiciliare.  

Uno dei punti centrali del processo riguarda proprio questa decisione: secondo l’accusa, Luque e Cosachov avrebbero convinto i familiari a scegliere l’assistenza domiciliare invece di un centro specializzato. Dimitroff ha inoltre sottolineato che le condizioni proposte per il ricovero a casa “non corrispondevano a una vera internazione domiciliare, ma piuttosto a semplici cure domiciliari”. 

Nell’udienza di stamani Cosachov ha sostenuto che la soluzione migliore per il recupero di Maradona sarebbe stata il trasferimento in un centro specializzato di riabilitazione, come proposto dalla compagnia di medicina prepagata Swiss Medical. 

“Per me la scelta ideale era continuare il percorso in un centro di riabilitazione, soprattutto per il quadro depressivo che presentava”, ha dichiarato. Tuttavia, secondo la psichiatra, Diego era “lucido e pienamente capace di decidere” e voleva lasciare la clinica per tornare a casa. 

La psichiatra ha spiegato che, di fronte al rifiuto del ricovero in una struttura, venne pensata una soluzione intermedia: la cosiddetta degenza domiciliare. “L’obiettivo dal punto di vista della salute mentale era l’astinenza totale da sostanze tossiche, in questo caso l’alcol, e l’assunzione regolare della terapia psichiatrica”, ha detto Cosachov. 

Secondo la sua ricostruzione, già il 4 novembre 2020 – poche ore dopo l’intervento chirurgico per l’aspirazione dell’ematoma subdurale – Cosachov aveva iniziato a organizzare il necessario per il trasferimento a domicilio, prevedendo che Maradona avrebbe voluto lasciare la clinica non appena si fosse sentito meglio. 

La psichiatra ha inoltre elencato le richieste avanzate alla compagnia assicurativa: medico clinico, neurologo, esami, ambulanza per gli spostamenti, infermieri uomini e specializzati in dipendenze patologiche. “L’assicurazione mi disse che tutto era già in corso”, ha riferito. 

Durante l’udienza sono stati mostrati anche messaggi WhatsApp nei quali la psichiatra consultava costantemente i familiari di Maradona sul progetto del ricovero domiciliare, chiedendo il loro consenso prima di inviare comunicazioni alla compagnia assicurativa. 

Cosachov ha raccontato che il giorno delle dimissioni dalla Clínica Olivos si svolse una riunione con Leopoldo Luque, la famiglia di Diego e la funzionaria Mariana Flichman per firmare i documenti relativi al trasferimento. “Non lessi il verbale ad alta voce perché mi fidavo di quanto avevamo concordato con l’assicurazione medica. Pensavo che tutto quello promesso sarebbe stato garantito”, ha spiegato. 

La psichiatra ha insistito sul fatto che si parlasse sempre di “un ricovero domiciliare serio”, sostenendo di essersi accorta immediatamente delle carenze organizzative una volta avvenuto il trasferimento. 

In aula è stato mostrato anche un messaggio inviato allo psicologo Carlos Díaz: “Ci avevano parlato di una vero recovero domiciliare, ora ci dicono che sono solo cure domiciliari. Questa cosa non mi convince”.

Secondo Cosachov, fu lei stessa a contattare nuovamente Swiss Medical per reclamare sulle condizioni del servizio  (ed è stata prodotta la prova di questa richiesta).  “Io sono sempre rimasta ferma sulla necessità di assistenza domiciliare integrata, è quello che ho sempre chiesto”, ha ribadito. 

Nel corso dell’udienza ha testimoniato anche Mariana Flichman, medico legale della compagnia assicurativa e responsabile del verbale di dimissione di Maradona. 

La professionista ha dichiarato che la famiglia stava valutando di trasferire Diego in una casa privata, mentre i medici della Clínica Olivos consideravano questa opzione poco sicura. E proprio per questo le fu chiesto di redigere il documento, affinché tutte le decisioni e le responsabilità rimanessero formalmente registrate. 

Nel verbale, mostrato in aula, era specificato che la proposta originaria di Swiss Medical prevedeva il proseguimento delle cure psichiatriche, cliniche e tossicologiche in un centro di riabilitazione specializzato, soluzione poi rifiutata dalla famiglia. 

Il documento chiariva inoltre che il servizio offerto non era di “cure domiciliari”, con il supporto della famiglia e il coordinamento affidato ai medici curanti scelti dal paziente e ha dischiarato che venne letto durante una riunione alla presenza di Luque, Cosachov, Pablo Dimitroff e delle figlie Jana e Gianinna Maradona. 

Nelle prossime ore è prevista la riproduzione di un audio considerato fondamentale per il processo: la registrazione della riunione nella quale venne decisa la permanenza di Maradona nella casa di Tigre, dove il campione argentino morì il 25 novembre 2020.