WASHINGTON - Gli Stati Uniti hanno reintrodotto le sanzioni economico-finanziarie contro Francesca Albanese, l’esperta italiana e relatrice speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani nei territori palestinesi occupati.

Un avviso ufficiale pubblicato giovedì sul sito web del Dipartimento del Tesoro statunitense ha confermato il reinserimento della funzionaria in una lista nera a livello globale (Sdn list), un provvedimento che le impedisce di effettuare qualsiasi transazione bancaria e di utilizzare i principali circuiti di carte di credito.  

Albanese, da tempo critica implacabile del trattamento riservato da Israele alla popolazione di Gaza e della Cisgiordania, si ritrova così nuovamente al centro di un durissimo scontro politico e legale internazionale. 

La mossa del Tesoro Usa è scattata dopo che una corte d’appello, venerdì scorso, ha emesso una sospensione amministrativa che ha annullato un precedente blocco delle sanzioni, in attesa di valutare il merito del caso. La temporanea cancellazione del provvedimento era legata a una decisione del giudice federale Richard Leon, il quale aveva inizialmente accolto un ricorso d’urgenza presentato a febbraio da Massimiliano Calì, marito della relatrice Onu.

Calì aveva intentato la causa per conto del loro figlio minorenne, cittadino statunitense, ottenendo una sentenza favorevole in cui il giudice sollevava tutele costituzionali, spiegando che “proteggere la libertà di parola è sempre nell’interesse pubblico”. 

Le origini del caso risalgono al luglio dello scorso anno, quando il Segretario di Stato Usa Marco Rubio aveva annunciato l’imposizione delle sanzioni contro Albanese, accusandola pubblicamente di aver “diffuso un antisemitismo sfacciato, espresso sostegno al terrorismo e aperto disprezzo per gli Stati Uniti, Israele e l’Occidente”.  

Tra le motivazioni formali addotte da Washington, Rubio aveva inoltre sottolineato come la funzionaria italiana avesse raccomandato alla Corte penale internazionale (Cpi) l’emissione di mandati di arresto nei confronti del primo pinistro israeliano Benjamin Netanyahu. 

Da parte sua, Francesca Albanese è stata in prima linea a livello globale nel denunciare l’operato di Tel Aviv, accusando apertamente Israele di stare compiendo un genocidio a Gaza nel corso della devastante campagna militare scaturita dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023.  

Le pesanti accuse di antisemitismo e di vicinanza alle organizzazioni terroristiche, mosse in modo speculare sia dall’amministrazione statunitense che dal governo israeliano, sono sempre state respinte con la massima fermezza dalla relatrice delle Nazioni Unite, che ha sempre rivendicato la totale imparzialità e natura umanitaria del proprio mandato.