LONDRA (INGHILTERRA) - La storia l’ha già fatta riportando l’Arsenal sul trono d’Inghilterra dopo 22 anni ma Mikel Arteta non si accontenta: sabato a Budapest contenderà il titolo di campione d’Europa al Psg dell’amico Luis Enrique e i Gunners potrebbero diventare la terza squadra inglese di sempre, dopo le due di Manchester, a vincere nella stessa stagione Premier e Champions.
Già arrivare in finale “è stato fantastico - racconta il tecnico spagnolo in un’intervista a Uefa.com - Ti rendi conto di cosa significa davvero per le persone. Basta guardare gli occhi e le espressioni dei tifosi per capire immediatamente che c’è qualcosa di speciale. Felicità, emozione, ma anche un senso di riscatto, perché l’anno scorso eravamo arrivati in semifinale proprio contro il Paris Saint-Germain senza riuscire a raggiungere la finale. Ora invece abbiamo fatto un altro passo verso il nostro obiettivo. È stato un momento straordinario. Sono incredibilmente orgoglioso e voi vedete solo una parte di tutto questo: ciò che i ragazzi fanno in campo, il modo in cui giocano, quello che trasmettono come singoli e come squadra. È qualcosa di straordinario”.
Arteta sa di avere a che fare con un gruppo “incredibile. L’unione, la compattezza, l’affetto e il rispetto che hanno l’uno per l’altro... La connessione che esiste con lo staff, con il club e con i tifosi. I momenti che viviamo insieme, il divertimento e la felicità che condividiamo ogni giorno: tutto questo è speciale”.
Prima da calciatore e poi da allenatore, Arteta è arrivato già a 12 anni di vita all’Arsenal. “Sono innamorato. Credo che le persone, i giocatori, i tifosi e lo staff siano ormai parte di me. Questo club mi ha cambiato la vita in meglio. Mi ha regalato un’esperienza umana che non avrei mai potuto immaginare, sotto ogni punto di vista. È una fonte di ispirazione, ma allo stesso tempo anche una sfida continua nella mia vita. Sono immensamente grato per l’opportunità che mi è stata data. Mi godo ogni singolo minuto di questa avventura”.
Ora testa al Psg campione in carica e allenato da quel Luis Enrique al quale lo lega una grande amicizia. “È una persona davvero speciale, l’ho conosciuto quando avevo 16 anni e mi allenavo con la prima squadra del Barcelona. Era estremamente premuroso con i giovani, molto disponibile e di grande supporto. Inoltre lo ammiravo tantissimo già allora, prima di tutto come calciatore”.
“Quando pensi alla sua carriera, non vedi soltanto l’allenatore e ciò che può offrire dal punto di vista tattico: c’è soprattutto la persona, il carisma e il modo in cui affronta ogni situazione. In questo credo sia unico - lo elogia Arteta - Il modo in cui trasmette i suoi valori, la convinzione che ha nelle proprie idee e la capacità di restare fedele a ciò in cui crede, indipendentemente dalle opinioni esterne... questa è la sua vera forza. E’ un collega, ma anche una persona verso cui provo grande rispetto e ammirazione. Entrambi sappiamo quanto sia difficile arrivare fin qui e quanto siamo fortunati a poter vivere una finale di questo livello. Però, quando arriverà il giorno della partita, conterà soltanto una cosa: vincere”.
“Dal punto di vista tattico sarà soprattutto una sfida collettiva tra due squadre eccezionali per il modo in cui giocano, per come sanno adattarsi e per l’intensità che riescono a mantenere - è infine la sua visione sulla finale - Poi, naturalmente, ci saranno anche gli spunti individuali, e quando si parla di Champions League spesso sono proprio quelli a fare la differenza. Sappiamo che dovremo esprimere la miglior versione di noi per riuscire a vincere”.