STRASBURGO - Il messaggio che si leva dall’Europarlamento è netto: nessuno può dettare al Canada le proprie alleanze. Parlando alla plenaria di Strasburgo, il primo ministro canadese Mark Carney ha accolto con favore la proposta avanzata dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, di rendere il Canada il primo membro associato dell’Unione europea.
L’iniziativa, volta a consolidare la cooperazione tra democrazie che condividono i medesimi valori, è fondata sul sostegno della cittadinanza canadese: come rimarcato dallo stesso premier, i sondaggi confermano che la stragrande maggioranza della popolazione è favorevole a legami molto più stretti con l’Europa.
Funzionari europei e canadesi stanno strutturando quest’intensa come una nuova forma di rapporto priva di piena adesione ma volta a stabilire i legami più stretti possibili. Ma, queste dichiarazioni hanno subito innescato la dura reazione del presidente Usa Donald Trump. Nel suo Discorso sullo Stato dell’Unione e di fronte ai giornalisti appena sceso dall’Air Force One in North Carolina, il leader statunitense ha definito “ridicola” l’ipotesi di un’adesione associata, descrivendo Ottawa come un “terribile partner commerciale” e minacciando ritorsioni economiche.
Da Bruxelles e Strasburgo è giunta un’immediata replica tesa a chiarire che la nascita di questo nuovo fronte transatlantico non ha fini polemici, ribadendo al contempo la piena sovranità delle scelte politiche. Olof Gill, portavoce della Commissione europea per il Commercio, ha precisato che “la proposta di rafforzare il nostro partenariato con il Canada non è diretta contro nessuno”.
Concetto ribadito con forza dallo stesso Carney, il quale ha sottolineato che l’asse tra Ottawa e Bruxelles non si scaglia contro terzi, ma nasce a difesa dei diritti, delle libertà e dell’indipendenza contro l’arroganza e l’arbitrio delle superpotenze globali.
Il premier canadese ha spiegato il significato profondo della cooperazione: “Non cerchiamo il potere per dominare gli altri. Al contrario, stiamo perseguendo la resilienza. In modo che nessuno, nessuno possa controllare i nostri mercati aperti, compromettere la nostra sovranità, minacciare la nostra integrità territoriale o minare le nostre libertà, le nostre democrazie, il nostro Stato di diritto”.
Carney ha quindi rivendicato l’ambizione del progetto: “Un’alleanza tra Canada e Ue creerebbe un faro per le altre democrazie, un’alleanza non definita da ciò a cui ci opponiamo, ma da ciò a favore di cui ci battiamo: libertà, solidarietà, prosperità, sostenibilità”. Una sinergia la cui forza serve a rafforzare il diritto internazionale anziché cercare di sostituirlo, poiché a unire le due sponde dell’Atlantico non è la geografia ma i medesimi orizzonti.
Nel merito dei contenuti dell’intesa, Carney ha mostrato come le due economie siano perfettamente complementari. Il rapporto con l’Europa garantisce infatti “potere di mercato, profondità di ricerca, produzione avanzata, la capacità e la volontà di stabilire standard che il mondo adotta frequentemente, e una base industriale della difesa che sta venendo ricostruita a ritmo serrato”.
Da parte sua, il Canada assicura un contributo strategico di primaria importanza: “apporta energia su vasta scala e in ogni forma necessaria alla transizione. Disponiamo di una delle più grandi riserve mondiali di minerali critici, di profonde competenze nel settore spaziale, dell’intelligenza artificiale e della tecnologia quantistica. Possediamo uno dei sistemi bancari più solidi e uno dei capitali pensionistici più qualificati. La nostra geografia artica è unica e godiamo di un accesso privilegiato alle reti sia atlantiche che pacifiche”. Da qui l’invito ad agire: “Dove le nostre forze differiscono, si completano a vicenda; dove si sovrappongono, creano una scala maggiore. Dovremmo costruire sui punti di forza reciproci in modo deliberato, sistematico e rapido”.
In chiusura del suo intervento, il primo ministro canadese ha rievocato la storia del tenente Leslie Miller che, nel 1917, tra le macerie della Prima guerra mondiale in Europa raccolse una manciata di ghiande portandole in Ontario, dove diedero vita a una maestosa foresta che, in seguito venne in parte “rimpatriata” nei luoghi d’origine. Evocando questa immagine di forza e rinascita, Carney ha esortato l’Unione Europea a “rafforzare queste radici, ampliare questa protezione e far crescere una foresta transatlantica sotto la quale i nostri cittadini possano prosperare ogni giorno come persone libere, su una terra libera”.