ROMA – In vista della conclusione delle vacanze, ancora brutte notizie per gli automobilisti italiani.
L’aumento dei prezzi alla pompa è stato confermato direttamente dal ministero delle Imprese e del Made in Italy che ha reso noto che, in base agli ultimi dati rilevati dall’Osservatorio sui prezzi dei carburanti, in data 25 agosto il prezzo medio dei carburanti in modalità self service lungo la rete stradale nazionale è pari a 2,015 euro-litro per la benzina e 2,136 euro-litro per il gasolio.
Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 2,091 euro-litro per la benzina e 2,207 euro-litro per il gasolio.
Prosegue, insomma, nel caldo estivo, l’effetto doccia fredda delle tabelle esposte dai benzinai: i carburanti hanno già sfondato in alcuni distributori autostradali la soglia psicologica dei 3 euro al litro, secondo la denuncia del Codacons, che ha analizzato i prezzi comunicati dai gestori al Mimit nelle giornate del 24 e 25 agosto. La palma del prezzo più alto va alla A22 Brennero-Modena, dove il Supreme Diesel servito ha raggiunto quota 3,159 euro al litro. Certo un’eccezione per una tipologia di carburante generalmente più cara rispetto alle altre, ma si tratta comunque di un prezzo mai visto.
Questa impennata di prezzi aveva spinto il titolare del ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef), Giancarlo Giorgetti, a firmare il decreto ministeriale che attiva il meccanismo delle accise mobili finanziato con l’extragettito Iva. Un taglio che era stato prorogato fino a ieri, mercoledì 26 e rispetto al quale il governo non ha potuto non intervenire nuovamente.
Mentre andiamo in stampa si sta, infatti, svolgendo la riunione del Consiglio dei ministri che, come hanno anticipato nei giorni precedenti fonti di Palazzo Chigi, dovrebbe prorogare per alcuni giorni le misure già in vigore contro il caro carburanti, ossia il taglio delle accise.
Martedì si è svolta una riunione tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i vicepresidenti Antonio Tajani e Matteo Salvini, il leader di Noi moderati Maurizio Lupi e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, dedicata proprio alla situazione dei prezzi dei carburanti e alle misure di sostegno, hanno riferito sempre le medesime fonti della Presidenza del Consiglio nell’annunciare il Consiglio dei ministri che punta a ‘consentire al governo di lavorare a un intervento più mirato’.
“Quella in scadenza - aggiungono -, dunque, non sarà la misura definitiva, ma servirà a consentire di mettere a punto il provvedimento nei tempi che sono necessari. L’obiettivo è predisporre una misura maggiormente concentrata sulle fasce di reddito che hanno più bisogno del sostegno dello Stato, rendendo così l’intervento più efficace e selettivo”.
Sempre da Palazzo Chigi anche un passaggio sul tema degli extraprofitti del settore energetico dove, dicono dalla Presidenza del Consiglio “un intervento coordinato a livello europeo è l'unico strumento in grado di garantire equità e neutralità competitiva: facendo contribuire in egual misura tutte le aziende petrolifere ed energetiche che operano nel mercato unico Ue, si evita di creare discriminazioni commerciali e si protegge la competitività del sistema industriale nazionale”. L’Italia continua a portare avanti con determinazione la propria iniziativa su questo tema “promuovendone la discussione a livello europeo”.
“Intanto prorogheremo lo sconto diesel e poi stiamo ragionando più a lungo termine”, aveva poi confermato il segretario della Lega Matteo Salvini interpellato in un punto stampa al Meeting di Rimini. A chi gli chiedeva per quanto sarà prorogato lo sconto sulle accise ha risposto: “Per alcuni giorni, fino a settembre, immagino. Poi io vorrei fare qualcosa di più continuativo, di qualcosa di più sostanzioso, e quindi servono soldi”.
“Servono alcuni milioni, alcuni miliardi e quindi un contributo, questo è il mio punto di vista, delle banche e degli energetici ci dovrà essere, però non basta. In attesa che queste maledette guerre finiscano - ha ribadito Salvini - per me uno scostamento di bilancio, che significa usare i soldi degli italiani per aiutare gli italiani, è un'ipotesi da prendere in considerazione”.
Oltre l’intervento annunciato, Il governo prova a far sentire la propria voce anche a Bruxelles, rilanciando la tassa europea sugli extra-profitti - circoscritta alle compagnie petrolifere - e imbarcando anche Varsavia nel fronte già aperto ad aprile. Con Berlino, Vienna, Madrid, Lisbona e Varsavia, Roma propone di ripartire dalla tassa del 2022, ma con maglie più strette: dentro anche gli utili incassati all’estero dalle multinazionali e regole comuni per non creare squilibri nel mercato unico. Il fronte dei sei chiede inoltre a Palazzo Berlaymont di rendere noti “al più presto”i risultati dell’indagine sulle raffinerie, per verificare che le compagnie “non stiano approfittando della crisi energetica” e arrivare così con più dati sul tavolo dell’Ecofin informale del 18-19 settembre. Sempre che il dossier riesca a farsi strada: per un’intesa sulla tassa resta lo scoglio dell’unanimità.
Extraprofitti su cui interviene anche la segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, che lancia una proposta “Meloni e Giorgetti passino dalle parole ai fatti, assumano l’iniziativa e introducano questa tassa a livello nazionale” e poi commenta: “Le misure tampone non bastano più. È necessario adottare subito misure di sostegno per le famiglie e le imprese più fragili e mettere in campo una vera strategia per ridurre strutturalmente i costi dell’energia. Una tassa sugli extra profitti energetici può dare un contributo importante per finanziare questi interventi”.