WASHINGTON - Inizia oggi la visita di Stato di Re Carlo III e della regina Camilla, un appuntamento che cade in un clima di estrema tensione. Il viaggio, in programma dal 27 al 30 aprile per celebrare il 250esimo anniversario dell’indipendenza statunitense, si svolge all’indomani dell’attentato sventato al gala dei corrispondenti e nel pieno della crisi bellica con l’Iran. Nonostante i rischi, Buckingham Palace ha confermato che il programma proseguirà come previsto. 

L’esperto reale Robert Jobson ha descritto il compito del sovrano come una missione ad alto rischio: “Il vento tra Regno Unito e Stati Uniti è diventato burrascoso e il Re dovrà tenere il timone saldo per non intaccare i già delicati rapporti tra Londra e Washington”. Secondo Jobson, la visita cade in un momento di fragilità geopolitica senza precedenti, aggravata dalle recenti fughe di notizie dal Pentagono che hanno scosso le fondamenta dell’alleanza atlantica. 

Il programma istituzionale prevede una coreografia impeccabile, sebbene blindata da misure di sicurezza eccezionali, che inizierà lunedì con un incontro informale alla Casa Bianca per un tè e una visita agli alveari. Martedì sarà la giornata centrale, caratterizzata da una cerimonia militare e dai colloqui nello Studio Ovale; in questa occasione Carlo III interverrà al Congresso, primo sovrano britannico a farlo dal 1991, quando a parlare fu sua madre Elisabetta II. In serata si terrà il ricevimento alla Casa Bianca in formato ridotto e protetto, senza il tradizionale padiglione esterno. Mercoledì e giovedì, dopo una tappa a New York al memoriale dell’11 settembre, il Re visiterà il cimitero di Arlington e parteciperà a un evento in Virginia prima del rientro nel Regno Unito. 

Dietro il cerimoniale si consuma un aspro dibattito politico. Molte voci nel Regno Unito, tra cui lo storico presentatore BBC David Dimbleby e il leader dei LibDem Sir Ed Davey, considerano il viaggio un “uso improprio” del monarca. Il timore è che la Corona venga strumentalizzata in un momento di scontro aperto tra Downing Street e la Casa Bianca. 

Il paradosso è squisitamente costituzionale: il Re si trova a brindare con un presidente che ha recentemente insultato il primo ministro britannico Keir Starmer, definendolo “codardo”. Inoltre, le email trapelate dal Pentagono ipotizzano ritorsioni contro gli alleati Nato restii a sostenere il conflitto in Iran, mettendo persino in discussione il supporto Usa su territori sensibili come le Falkland. 

Nonostante gli attacchi al governo britannico (Starmer è stato escluso nella lista degli ospiti della cena di Stato) Trump mantiene un profondo rispetto per la figura del Re, definendolo “un uomo straordinario e molto coraggioso”. Dal canto suo, Carlo III si è detto “sollevato” per l’incolumità del presidente dopo l’attentato all’Hilton. 

Per Carlo III, questa visita rappresenta il momento di soft-power più delicato del suo giovane regno. Come sottolineato da Jobson, il Re non ha margine di manovra politica: la sua diplomazia sarà un atto di “resistenza stoica”, fatta di sorrisi e discorsi protocollari, mentre sullo sfondo restano temi sensibili come il caso Epstein e le critiche dell’opinione pubblica britannica che lo vorrebbe meno accomodante verso l’amministrazione Trump.