SAN SALVADOR – È entrato in vigore in El Salvador un controverso pacchetto di riforme penali promosso dal presidente Nayib Bukele che prevede l'ergastolo per i minorenni.

Il testo introduce la condanna alla pena perpetua per i reati di omicidio - compreso il femminicidio - stupro e appartenenza a bande criminali, considerate gruppi terroristici, negando il diritto alla libertà condizionale o alla scarcerazione anticipata.

Le nuove norme prevedono l’istituzione di tribunali penali dedicati alla gestione di tali procedimenti e sanciscono l’esclusione categorica di benefici quali la libertà condizionale o anticipata. Secondo il testo di legge, per i condannati “si applicherà solo la revisione della condanna all’ergastolo e, se opportuno, il regime di rilascio controllato”.

La maggioranza parlamentare, guidata dal partito di governo Nuevas Ideas (NI), difende la riforma sostenendo che la misura “mantiene la sua compatibilità con gli standard costituzionali internazionali sui diritti dei minori, stabilendo la revisione obbligatoria della pena in conformità con le disposizioni del Codice Penale, garantendo una valutazione periodica”.

Posizione diametralmente opposta quella assunta dai principali organismi di vigilanza sui diritti umani. La Commissione Interamericana per i Diritti Umani (CIDH) ha rilevato che “l’imposizione dell’ergastolo a bambini e adolescenti è incompatibile con la giurisprudenza interamericana, perché è sproporzionata rispetto allo scopo della risocializzazione della pena”.

Juanita Goebertus, direttrice della Divisione Americhe di Human Rights Watch (HRW), ha evidenziato come la revisione della pena, prevista dopo 25 anni di detenzione, rappresenti una criticità normativa. Tale previsione, secondo Goebertus, “contraddice gli standard internazionali, poiché le pene per i minori dovrebbero essere sostanzialmente più brevi e offrire reali opportunità di reintegrazione”.

L’introduzione dell’ergastolo per i minori si inserisce nel perimetro d’azione dello stato di emergenza, in vigore dal marzo 2022 per contrastare la criminalità organizzata. Ad oggi, l’attuazione di questo regime ha portato a oltre 91.000 arresti. Il bilancio dell’operazione resta tuttavia segnato dalle polemiche: si registrano più di 6.400 denunce per violazioni dei diritti umani e almeno 500 decessi di persone avvenuti sotto la custodia delle autorità statali.