TEL AVIV– Con il 95% delle schede scrutinate, le elezioni comunali palestinesi tenutesi sabato in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza centrale vedono una sostanziale vittoria di Fatah.
Nessuna lista, però, rivendicava l'affiliazione con Hamas, il rivale islamista di Fatah che controlla quasi metà della Striscia di Gaza e il cui attacco del 7 ottobre 2023 contro Israele ha scatenato la guerra.
Tuttavia certificano anche l'emergere di alcune liste di candidati indipendenti, identificati con l'opposizione interna del partito del presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese (Anp) Abu Mazen (Mahmoud Abbas), novantenne e in carica dal 2005, contro cui negli anni i sondaggi hanno evidenziato un malcontento generale, contestando la mancanza di rinnovamento di leadership e corruzione.
Ancora prima dell'annuncio dei risultati preliminari, in mattinata Fatah aveva dichiarato che le sue liste elettorali 'Resilienza e Generosità' avevano ottenuto “una schiacciante vittoria”, descrivendo il risultato come “un referendum popolare che approva il suo programma politico e la sua visione nazionale”.
Fatah si aggiudica così in Cisgiordania comuni importanti come Hebron, Tulkarem, Salfit e Al-Bireh, mentre a Ramallah e Nablus il risultato è stato ottenuto “per acclamazione”, ha affermato il partito, in quanto non si è presentata nessuna lista concorrente, rendendo di fatto superflua la consultazione elettorale.
A Deir el Balah - l'unica città della Striscia di Gaza in cui si sono tenute le elezioni, per la prima volta dal colpo di stato di Hamas del 2007 che portò all'espulsione dall'enclave della rappresentanza dell'Anp - due liste affiliate all'Autorità Palestinese hanno ottenuto 8 seggi, mentre due liste di opposizione a Fatah hanno ottenuto 7 seggi.
Formalmente, Hamas non ha partecipato alle elezioni, anche se alcuni dei candidati di una delle quattro liste sono considerati affiliati alla milizia. L'elezione nella Striscia di Gaza tuttavia è considerata prevalentemente simbolica, avendo raccolto solamente un'affluenza del 23% tra i circa 70,000 aventi diritto al voto (56% in Cisgiordania).
“I risultati delle elezioni municipali rivelano che c'è una giovane generazione che chiede un cambiamento che si è affermata sulla mappa politica palestinese”, ha commentato all'agenzia italiana ANSA Samer Sinijlawi, un portavoce di una delle liste concorrenti che ha concorso in diverse città.
Si tratta di formazioni legate a Mohammad Dahlan, acerrimo rivale di Abu Mazen, in esilio negli Emirati Arabi Uniti e fondatore dell'ala riformista di Fatah. “Nei Comuni di piccole e medie dimensioni, dove le dinamiche tribali sono meno dominanti, come Gerico, Ubeidiya, Karmel, le liste indipendenti che rappresentano una chiara richiesta di cambiamento hanno prevalso”, ha aggiunto Sinijlawi.
Jenin ha riservato un'altra sorpresa: nella città della Cisgiordania settentrionale che ha visto negli ultimi due anni gli attacchi più duri dell'esercito israeliano, Fatah ha conquistato sei dei 15 seggi disponibili, a pari merito con una lista indipendente. Forse il segnale più profondo della disconnessione tra la leadership tradizionale e la piazza.