KIEV – Nel giorno del 40esimo anniversario del disastro del reattore di Chernobyl, Zelensky accusa la Russia di “terrorismo nucleare”. Il leader di Kiev sostiene che la Russia, con l’invasione dell’Ucraina del 2022, “sta portando di nuovo il mondo sull’orlo di un disastro causato dall’uomo” e ricorda come i droni russi sorvolino regolarmente Chernobyl colpita lo scorso anno da un raid russo.

“Il mondo non deve permettere che questo terrorismo nucleare continui, e il modo migliore è costringere la Russia a fermare i suoi attacchi sconsiderati”, ha insistito Zelensky.

Una catena di errori umani che ha portato a violare le procedure di sicurezza in un reattore obsoleto e con difetti di progettazione: è così che 40 anni fa è avvenuto a Chernobyl il più grande incidente nucleare finora registrato.

Oggi la vegetazione ha preso il sopravvento nella zona rossa che circonda la centrale, ormai dismessa. E quest’area interdetta agli esseri umani nel tempo si è popolata di specie selvatiche, alcune delle quali a rischio di estinzione nel resto del mondo, mentre altre hanno trovato strategie per adattarsi a un ambiente radioattivo.

Il 26 aprile 1986 era previsto un test sul reattore numero 4 della centrale per verificare se, in caso di blackout, le turbine fossero state in grado di continuare a produrre energia per qualche minuto. Era un test complesso, su un reattore attivo da circa due anni, e per eseguirlo vennero spenti alcuni sistemi automatici di sicurezza. Erano sistemi fondamentali per fermare il reattore in situazioni di emergenza.

Quindi i tecnici iniziarono a ridurre la potenza, senza considerare che i reattori di quel tipo, chiamati Rmbk, in quelle condizioni diventano instabili. Per il modo in cui era stato progettato, il reattore diventava difficile da controllare quando la potenza era bassa.

A quel punto uno dei tecnici decise di fermare il reattore premendo il pulsante di emergenza AZ-5, che attivava le barre di controllo, ma la potenza aumentò improvvisamente invece di diminuire. Accadde perché la punta delle barre di controllo era di grafite e per questo, quando vennero inserite, aumentarono la potenza invece di ridurla.

Il picco improvviso di energia provocò il surriscaldamento e la fusione del nocciolo, seguita da due esplosioni dovute all’accumulo di vapore. La prima esplosione distrusse la struttura di contenimento della centrale, inadeguata, favorendo la dispersione di materiale radioattivo nell’ambiente; la seconda, tre secondi più tardi, disperse quanto era rimasto del nucleo.

In seguito la centrale venne dismessa e racchiusa in un sarcofago, sul quale fra il 2016 e il 2018 è stata costruita un’altra struttura. La bonifica definitiva della zona è attesa per il 2065. Nel suo rapporto, l’Aiea segnalò che nell’incidente erano stati rilasciati oltre cento materiali radioattivi, fra i quali uno dei più pericolosi era lo iodio-131, che si concentra nella tiroide, oltre a cesio-137 e stronzio-90, che permangono nell’ambiente per circa 30 anni.

Nel mondo sono stati complessivamente 139 gli incidenti nelle centrali nucleari registrati dal 1952 al 2024, per un totale di 69 vittime dirette e oltre 5mila casi di tumore avvenuti a distanza di tempo e messi in relazione con gli incidente. A causarne la maggioranza è stato l’incidente di Chernobyl, che ha causato la morte di 50 persone e circa 4mila casi di tumore, secondo la stima dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica dell’Onu (Aiea).