GAZA - Mahmoud Talal Al Najjar, accademico e ricercatore palestinese specializzato in scienze amministrative, è stato arrestato dall’esercito israeliano (Idf) al valico di Kerem Shalom.
Il giovane ingegnere faceva parte di un gruppo di 18 studenti palestinesi ammessi a percorsi di studio universitari in Italia ed era diretto a Roma, per proseguire la sua attività di ricerca grazie a una borsa di studio dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata.
L’arresto ha innescato un duro scontro tra la versione ufficiale delle autorità israeliane e le smentite di familiari e organizzazioni umanitarie palestinesi.
La conferma del fermo è arrivata tramite un post su X di Ariella Mazor, nuova portavoce dell’esercito israeliano, in risposta a una pubblicazione del sito di notizie della Striscia Drop Site. Secondo l’Idf, Mahmoud Al Najjar non sarebbe un semplice studente, bensì “un operativo della brigata nord di Hamas che ha preso parte al massacro del 7 ottobre 2023”.
A tradire il ricercatore, sfuggito per quasi tre anni alle ricerche dell’Idf, potrebbe essere stata la tecnologia di riconoscimento facciale utilizzata dalle autorità israeliane ai valichi di frontiera. I tratti somatici dell’uomo sarebbero stati isolati attraverso i numerosi video che Hamas postò online dai kibbutz del sud di Israele durante gli attacchi. I volti di quei 7.000 assalitori sono oggi inseriti nel database dell’unità speciale dell’Idf che dà la caccia ai miliziani.
L’arresto ha colto di sorpresa le stesse autorità di frontiera: fonti informate spiegano infatti che Al Najjar “aveva ottenuto tutte le autorizzazioni sia dal lato israeliano sia dal lato giordano”, dopo mesi di sforzi per ottenere il permesso di viaggio. Il blocco è scattato all’ultimo momento per “gravi motivi di sicurezza nazionale”.
Di parere diametralmente opposto sono i familiari del ricercatore e il Centro palestinese per le persone scomparse, secondo cui l’uomo “non è affiliato ad alcuna organizzazione politica o militare”. L’organizzazione ha definito il fermo “un ulteriore anello nella catena di detenzioni arbitrarie e conseguenti sparizioni forzate sistematiche di palestinesi nella Striscia di Gaza”, denunciando che Al Najjar è stato trasferito in un luogo sconosciuto senza che la famiglia o le autorità ricevessero alcuna notifica ufficiale.
Secondo i media locali e il giornalista Muthanna al-Najjar, Mahmoud (originario di Jabalia) è l’unico sopravvissuto della sua famiglia: la moglie e i figli sono rimasti uccisi durante un bombardamento nel 2024.
I parenti, fortemente preoccupati per la sua incolumità, hanno spiegato di aver appreso dell’arresto solo tramite i social media e le testimonianze dei colleghi che viaggiavano con lui. I timori si sono intensificati dopo la conferma che le autorità israeliane hanno successivamente rilasciato un gruppo di studenti inizialmente fermati insieme a lui, mantenendo in detenzione il solo Al Najjar.
Il Centro palestinese ha chiesto l’immediato rilascio del dottor Al Najjar, rivelando che sono almeno 1.500 le persone vittime di sparizione forzata dall’inizio del conflitto su cui Israele rifiuta di fornire informazioni.
Mentre Mahmoud Talal Al Najjar veniva preso in custodia, il resto del gruppo di studenti è arrivato regolarmente nella Capitale nell’ambito dell’iniziativa promossa da Roma a sostegno degli studenti palestinesi (un programma che dallo scorso autunno ha già portato in Italia da Gaza 229 universitari).
Sulla vicenda è intervenuto Nathan Levialdi Ghiron, rettore dell’Università di Tor Vergata, l’ateneo dove il ricercatore aveva superato le selezioni grazie alle sue pubblicazioni accademiche: “Sono arrivati per ora nel nostro ateneo 7 studenti palestinesi: non ci occupiamo degli aspetti legati alla documentazione che li riguarda ma solo della parte relativa alla loro ammissione, il resto non è di nostra competenza. Nel caso dello studente arrestato, ci siamo occupati dei titoli per accedere al master a cui si era iscritto. Valutiamo se gli studenti hanno i titoli necessari; nel suo caso li aveva. Sul resto non sappiamo nulla. Abbiamo scritto alla Farnesina, siamo in attesa di comunicazioni, non abbiamo informazioni aggiornate”.