ROMA - L’addio di Pina Picierno al Partito Democratico riapre la faglia interna tra la linea di Elly Schlein e l’area riformista dem.
La vicepresidente del Parlamento europeo era da mesi considerata tra le figure più insofferenti rispetto al nuovo profilo del partito. Tanto che già alla direzione nazionale di febbraio aveva chiesto se il Pd fosse ancora “un posto per democratici e liberali”.
Per Picierno, nel Pd non ci sarebbe più spazio per posizioni non allineate con la linea identitaria impressa dalla segreteria Schlein. Anche se nessuno, almeno per ora, sembra pronto a seguirla, tra i riformisti il malumore è forte e la reazione del Nazareno, giudicata troppo fredda e troppo silenziosa, non è piaciuta.
Qualcuno, nell’area moderata, cita Agatha Christie e paragona il Pd ai “Dieci piccoli indiani”. Da quando Schlein è segretaria, infatti, diversi dirigenti e parlamentari con profilo riformista o moderato hanno lasciato il partito: da Giuseppe Fioroni a Caterina Chinnici, da Enrico Borghi a Carlo Cottarelli, da Annamaria Furlan ad Andrea Marcucci. Negli ultimi mesi sono arrivate anche le uscite di Elisabetta Gualmini, Marianna Madia. E ora Picierno.
Il punto politico, per la minoranza interna, non è solo l’addio di una singola dirigente, bensì il segnale di un progressivo restringimento dello spazio per linee politiche diverse da quella maggioritaria.
La richiesta alla segretaria è di non minimizzare e di non limitarsi alla formula già usata all’ultima direzione, ovvero che il partito è plurale ma “la linea poi è una”.
Il timore è che nel Pd prenda piede il ragionamento del “meno siamo, meglio stiamo”, molto diffuso anche nei commenti sui social dopo ogni uscita dall’area riformista.
Graziano Delrio esprime “grande dispiacere” per la scelta di Picierno. “Con lei abbiamo fatto tante battaglie insieme e mi rattrista che lei consideri il Pd non più accogliente per queste sensibilità. Penso che il partito debba esserle riconoscente”, ha dichiarato.
Walter Verini, che ha già annunciato che quella in corso sarà la sua ultima legislatura, parla di “una notizia non bella” per il partito, “come non lo sono state altre uscite recenti. E come non lo furono quelle dell’area Bersani e successivamente di quella di Renzi. Quando qualcuno se ne va, il partito è più povero”.
Filippo Sensi, pur amareggiato, prende le distanze dalla scelta di lasciare: “Pina mancherà molto al Pd. Secondo me ha sbagliato e fatto male ad andare via, la battaglia sulla politica estera va fatta dentro e non fuori dal partito”.
Al momento, tra i riformisti, non sono previste nuove uscite e l’ipotesi di abbandonare il Pd non convince la maggior parte dell’area, ma il disagio resta. Secondo un esponente dem, al Nazareno la linea è quella di minimizzare e di concentrarsi soprattutto sul rischio di perdere l’area cattolica.
I nomi più osservati restano quelli di Delrio e Sandra Zampa, considerati figure da tenere dentro a ogni costo.
Schlein, intanto, prova a chiudere la polemica senza arretrare sulla linea politica. “Dico che sono molto dispiaciuta e lo sono sempre quando qualcuno decide di lasciare”, afferma la segretaria del Pd a margine di una iniziativa pubblica.
“Noi continueremo a lavorare per un Pd plurale, inclusivo, e naturalmente senza rinunciare al mandato chiaro che abbiamo avuto per una linea chiara e progressista, però sempre con cura e attenzione al suo pluralismo che è un valore”, aggiunge.
La segretaria non condivide la lettura di un partito diventato meno accogliente per le sensibilità liberali e riformiste.
“Non condivido questa lettura del Partito democratico di oggi”, dice Schlein, ribadendo che il Pd “continuerà a essere plurale e inclusivo, ad avere cura delle sue diverse culture politiche e sensibilità e a esprimere una linea chiara sui fondamentali costituzionali che dobbiamo attuare fino in fondo”.