PARIGI - La scoperta dei resti di Lyhanna, la bambina di 11 anni scomparsa dal 29 maggio nel sud della Francia, ha trascinato il sistema giudiziario transalpino al centro di una pesantissima bufera politica e istituzionale.  

Il corpo, che presentava abiti del tutto simili a quelli della minore al momento del rapimento, è stato rinvenuto in una fattoria isolata vicino al villaggio di Puycasquier, nella regione del Gers. Il procuratore di Agen, Olivier Naboulet, ha confermato che l’autopsia servirà a fornire l’identificazione formale, a chiarire le cause del decesso e ad accertare se la vittima abbia subito violenze sessuali. 

Sul tragico evento si è espresso duramente il presidente Emmanuel Macron, parlando a margine del vertice Ue in Montenegro: “È evidente che c’è una disfunzione nel sistema e questo è inaccettabile”. Il capo dello Stato ha respinto in modo categorico qualsiasi giustificazione legata alla carenza di fondi: “Non voglio sentire scuse sulla mancanza di mezzi. Dal 2017 a oggi le risorse per la gendarmeria e la magistratura sono state costantemente aumentate. Questa è una questione di risposta, fermezza, organizzazione e responsabilità”.  

Macron ha quindi chiesto indagini amministrative rapidissime per accertare le responsabilità “collettive, sistemiche e individuali”, mentre il primo ministro Sébastien Lecornu, dichiaratosi “scioccato”, ha subito presieduto a Matignon un vertice d’emergenza durato oltre due ore con il ministro della Giustizia Gérald Darmanin e il ministro dell’Interno Laurent Nuñez. 

A scatenare la rabbia dell’opinione pubblica è il profilo del principale sospettato, Jérôme B., un uomo di 41 anni e padre di due figli, arrestato e formalmente incriminato per sequestro di persona e detenzione illegale. L’uomo lavorava proprio nella fattoria del ritrovamento e conosceva la vittima, amica di sua figlia. Nelle ultime ore, le rivelazioni sul suo passato hanno delineato un quadro inquietante: l’indagato era già stato oggetto di numerose denunce e segnalazioni per reati sessuali e stupro di minori a partire dal 2017.  

Nello specifico, la procuratrice di Auch, Clémence Meyer, ha confermato che l’uomo era stato denunciato nel 2022 e poi nuovamente nel 2025: la prima pratica era stata archiviata, mentre la seconda risultava ancora pendente al momento del delitto. Un immobilismo burocratico che ha spinto il ministro Darmanin a convocare d’urgenza al ministero tutti i procuratori capo del Paese.  

Le crepe nel distretto giudiziario locale erano del resto già note: nell’aprile 2025, il deputato del Gers David Taupiac aveva presentato un’interrogazione al governo denunciando la paralisi del tribunale di Auch, schiacciato dalla carenza di giudici, personale di cancelleria e continui guasti ai sistemi informatici. 

In Francia la vicenda ha riaperto ferite mai rimarginate, rievocando drammi storici come quello della piccola Estelle, la bambina vittima del serial killer pedofilo Michel Fourniret. Éric Mouzin, padre di Estelle, è intervenuto definendo “surreale” il fatto che i ministri dell’Interno e della Giustizia sembrino scoprire solo ora il malfunzionamento dei propri apparati, criticando la gestione complessiva della macchina giudiziaria. 

Con il Paese già proiettato verso la campagna elettorale per le presidenziali del 2027, la tragedia si è trasformata immediatamente in un terreno di duro scontro politico, dove lo stesso portavoce del ministero della Giustizia, Sacha Straub-Kahn, ha dovuto ammettere l’esistenza di “un fallimento globale dell’apparato statale”. 

Da destra, il leader del Rassemblement National Jordan Bardella ha attaccato frontalmente l’Eliseo affermando che “lo Stato ha gravemente fallito e il popolo francese ora esige giustizia”. Ancora più duro il commento di Bruno Retailleau, presidente dei Républicains: “Il nostro sistema giudiziario è un fallimento e va riformato radicalmente. Una società che non è più in grado di proteggere i propri figli è una società destinata a rivoltarsi contro sé stessa”. 

Anche il centro-destra ha preso le distanze dalla linea governativa con l’ex primo ministro Édouard Philippe, oggi candidato per il partito Horizons, il quale ha proposto l’introduzione di un “principio di precauzione” costituzionale contro le violenze sui minori, basato su procedure d’emergenza accelerate.  

Sul versante opposto, la candidata ecologista Marine Tondelier ha denunciato l’accaduto come il “simbolo plastico di un sistema politico e giudiziario strutturalmente incapace di affrontare e prevenire la violenza di genere e sessuale”.