BUENOS AIRES – A undici anni dalla storica prima manifestazione nata dopo il femminicidio di Chiara Páez, il movimento femminista argentino Ni Una Menos è tornato a mobilitarsi nelle piazze del Paese con lo slogan “Vivas y libres nos queremos” (“Ci vogliamo vive e libere”). 

La convocazione di quest’anno si è svolta in un clima di particolare tensione e commozione, segnato dall’impatto dei recenti omicidi di Agostina Vega e Dulce María Beatriz Candia, casi che hanno riacceso il dibattito sulla violenza di genere e sull’efficacia delle istituzioni nel prevenirla. 

Tra i cartelli esposti durante le manifestazioni comparivano i nomi di Agostina e Dulce, ma anche quelli di molte altre vittime di femminicidio assassinate negli ultimi anni in Argentina. Sono alcune delle oltre 3.000 donne uccise per violenza di genere dal 2015 a oggi, simbolo della forma più estrema della violenza maschilista.  

Secondo i dati, in Argentina si registra in media un femminicidio ogni 30 ore. Solo due giorni prima della marcia un altre vitttima, Noelia Carolina Romero di 30 anni, è stata sequestrata e uccisa a coltellate dal compagno Tomás Adrián Núñez a Temperley, nel comune di Lomas de Zamora in provincia di Buenos Aires.

Amici e familiari di Noelia Carolina Romero, uccisa dal fidanzato lo scorso sabato a Temperley, in Provincia di Buenos Aires (foto: Il Globo Latam).

L’atto centrale della giornata si è svolto davanti al Congresso della Nazione, dove il collettivo Ni Una Menos ha letto un documento alla presenza di una folla numerosa. La lettura è stata guidata dall’attrice e attivista Thelma Fardín, dalla giornalista Liliana Daunes e dalla cantante Cazzu. 

Nel testo, il movimento ha chiesto le dimissioni di funzionari della provincia di Córdoba per le negligenze legate al caso di Agostina Vega, denunciando il negazionismo rispetto alla violenza di genere e reclamando il ripristino delle politiche pubbliche dedicate alla tutela delle donne. 

Le organizzatrici hanno inoltre espresso una dura critica al nuovo progetto di legge sulle false denunce, promosso dalla senatrice Carolina Losada denunciando che “cerca di proteggere la pedofilia e di mettere a tacere chi la denuncia”. 

Nel documento il collettivo ha ribadito il proprio impegno nell’accompagnare le vittime di abusi sessuali, le madri protettrici, i sopravvissuti e i minori coinvolti in procedimenti giudiziari. 

Oltre alla Capitale, Córdoba è stata la città con la maggiore partecipazione, dove il recente caso di Agostina Vega ha assunto un forte valore simbolico. Alla manifestazione ha preso parte anche la famiglia materna della quattordicenne. 

Numerose iniziative hanno interessato inoltre l’interno della provincia di Córdoba. In una ventina di città si sono svolte manifestazioni sotto la pioggia e con temperature rigide. Nonostante il maltempo, nessun appuntamento è stato annullato e la partecipazione è stata significativa. Anche i cortei svolti a Rosario e Mar del Plata, hanno registrato una massiccia adesione. 

Un cartello rivolto al procuratore Raúl Garzón, finito al centro delle critiche per le presunte negligenze nelle indagini sull’omicidio di Agostina Vega (foto: Il Globo Latam).

Alle marce hanno partecipato gruppi di amiche, colleghe di lavoro, compagne di scuola e intere famiglie. Madri con figlie, zie e nonne hanno condiviso lo spazio pubblico per manifestare contro la violenza di genere. 

Molte delle presenti hanno raccontato come la violenza maschilista attraversi diversi ambiti della loro vita: la casa, il lavoro e persino gli spostamenti quotidiani - avvisando le amiche di essere arrivate a casa la sera o condividendo loro la posizione sul celluare -. 

Se da un lato numerose donne partecipano abitualmente alle mobilitazioni di Ni Una Menos, dall’altro molte hanno deciso di unirsi per la prima volta.  

Alcune delle donne presenti hanno spiegato di essere state profondamente colpite da quella che considerano l’inadeguatezza della giustizia nel caso di Agostina Vega; altre hanno raccontato di aver vissuto direttamente o indirettamente episodi di violenza che hanno coinvolto amiche o familiari. 

A undici anni dalla prima manifestazione, Ni Una Menos continua così a rappresentare uno dei principali movimenti sociali dell’Argentina, mantenendo al centro del dibattito pubblico la richiesta di giustizia, protezione e politiche efficaci contro la violenza di genere.