MONTEVIDEO – Anche le autorità uruguaiane hanno iniziato a riesaminare il percorso che ha portato all’adozione del bambino al centro della controversa grazia concessa in Italia a Nicole Minetti, ex consigliera regionale lombarda e oggi compagna dell’imprenditore Giuseppe Cipriani.  

Al centro dell’attenzione c’è l’Inau - Istituto uruguaiano per la tutela dei minori - che ha disposto una revisione degli atti per chiarire “in quali condizioni” sia stata autorizzata l’adozione. 

Secondo gli atti del tribunale di Maldonado, “i genitori hanno abbandonato il bambino al momento della sua nascita e non si sono presentati all’Inau per avere notizie di lui”.  

Per i giudici, quindi, il legame con i genitori biologici era “inesistente” e l’adozione rispondeva all’interesse del minore, “anche alla luce delle sue condizioni di salute e del percorso di cura avviato all’estero”.  

Quest’ultimo punto è un riferimento ai viaggi negli Stati Uniti e in Europa per valutazioni mediche legate alla malattia del bambino e a un intervento eseguito a Boston. Resta però da chiarire con quali autorizzazioni il minore sia uscito dall’Uruguay, dal momento che il viaggio risale a una fase precedente all’adozione piena, arrivata nel 2023. 

Alla ricostruzione del tribunale di Maldonado si contrappone però la testimonianza di una coppia di Pan de Azúcar, Leydi González e Julio Cuadrado, raccolta da Telenoche e Cadena del Mar.  

I due sostengono di aver avviato già nel 2019 un percorso di preadozione per lo stesso bambino, con valutazioni, incontri e periodi di convivenza, interrotto poi senza una spiegazione formale con una telefonata che gli avrebbe comunicato che il minore era stato affidato a una famiglia straniera. 

Tra i punti da chiarire ci sono anche le visite di minori ospitati dall’Inau alla tenuta Gin Tonic, proprietà riconducibile a Cipriani nella zona di La Barra. 

A difendere l’operato dell’Istituto è invece il suo ex presidente, Pablo Abdala, che sostiene che l’adozione si sia svolta secondo la legge e che la decisione sia stata fondata sul legame costruito nel tempo tra il bambino e la coppia.  

Secondo quanto ha dichiarato, già tra il 2018 e il 2019 Minetti e Cipriani avevano iniziato a frequentare il centro in cui si trovava il minore, partecipando ad attività e visite autorizzate dall’istituto. “Si sono generati vincoli forti e solidi, questo è ciò che ha poi portato al processo di adozione”, ha spiegato. 

L’ex presidente ha ricordato anche un passaggio del 2020, quando la coppia chiese che il bambino potesse trascorrere un periodo con loro. L’istituto inizialmente si oppose, ritenendo la richiesta prematura, ma la famiglia presentò un ricorso e la giustizia le diede ragione.  

Per Abdala, le successive decisioni dei giudici furono determinate dall’interesse del minore, anche alla luce delle sue condizioni di salute e del rapporto affettivo ormai consolidato. 

Il fronte aperto dal caso Minetti-Cipriani si inserisce però in un dibattito già aperto in Uruguay su Inau, sulle garanzie nei processi di affidamento e sulla capacità dello Stato di controllare procedure che incidono sulla vita dei minori vulnerabili. Polemiche che hanno portato una settimana fa anche alla rimozione di Darío Moreira, direttore del dipartimento adozioni, assegnando l’incarico all’educatrice sociale Nair Ramos.   

Tra i casi più discussi c’è quello di Itzaé, scoppiato a fine 2025. Si tratta di una bambina data in affido a una madre adottiva, con cui ha vissuto per quasi nove mesi, fino a quando è comparso uno zio biologico che ha chiesto di occuparsi di lei, sostenendo di aver cercato la nipote da quando aveva saputo della sua esistenza.  

La giustizia ha quindi disposto il trasferimento della minore allo zio, in applicazione del principio che dà priorità alla famiglia biologica, sollevando però forti critiche per il modo in cui era stato gestito il percorso e per l’impatto traumatico sulla bambina, separata dalla donna con la quale aveva ormai instaurato un vincolo molto forte.