WASHINGTON - Internet, nel mondo, diventa sempre più un’arma e uno strumento di controllo. Basta analizzare i dati di Cloudflare Radar, lo strumento messo a disposizione dalla società che gestisce una fetta gigantesca del web, per osservare la frequenza degli outage (le interruzioni di rete) negli ultimi sei mesi. Tra anomalie minori e veri e propri blackout totali, Cloudflare conta 75 macro-eventi.
Si tratta tuttavia di una stima al ribasso: il “radar” traccia fedelmente solo i grandi fenomeni come le censure di Stato o i guasti massicci, escludendo i disservizi locali con meno risonanza o più difficili da classificare.
Il trend globale delle interruzioni, spesso imposte per volontà politica, è in crescita costante. La campagna KeepItOn di Access Now, che si occupa specificamente di registrare gli shutdown a livello mondiale, ha rilevato che nel 2025 ci sono stati oltre 300 blocchi in più di 50 nazioni diverse. In quell’anno, almeno una nazione al mondo è rimasta costantemente senza Internet per motivi politici. È un fenomeno in aumento continuo dal 2016, anno in cui gli episodi registrati dall’organizzazione erano meno della metà.
Tra i Paesi con il maggior numero di incidenti e outage spicca l’Angola, in Africa Centrale, con ben 27 anomalie di traffico o interruzioni totali, seguita da Iraq, Sudan e Afghanistan.
Al di là del numero assoluto di episodi, a fare la differenza è però la portata del blocco. L’Iran, ad esempio, ne registra solo un paio, ma questi eventi hanno di fatto tagliato fuori il Paese dalla rete globale dall’inizio del 2026. Solo il 26 maggio il vicepresidente iraniano ha annunciato che l’accesso a Internet ha iniziato a essere ripristinato, dopo essere stato interrotto quasi tre mesi prima in seguito agli attacchi statunitensi e israeliani del 28 febbraio.
Lo stato di Internet nel mondo dipende strettamente anche dagli strumenti di sorveglianza che nazioni come Russia o Cina stanno perfezionando senza necessariamente interrompere l’accesso alla rete.
In Russia, in particolare, si registra un’accelerazione verso la cosiddetta “sovranizzazione della rete” attraverso il progetto Runet, avviato ormai circa sette anni fa. Il Cremlino sta passando da un sistema di semplice censura dei siti sgraditi alla creazione di una vera e propria infrastruttura chiusa, sul modello del Great Firewall cinese.
Tra le ultime iniziative di Mosca figura l’automazione dello spionaggio digitale, con il tracciamento dei cittadini online che è diventato più rapido grazie all’obbligo per i provider di telecomunicazioni di trasmettere metadati e identità digitali direttamente all’Fsb. Parallelamente, si sono registrati blackout mirati della rete mobile in grandi città come Mosca e San Pietroburgo, che hanno subìto estesi blocchi delle connessioni mobili.
Inizialmente giustificati dal governo come misure di sicurezza per prevenire attacchi ucraini, questi spegnimenti sono in realtà serviti per testare un nuovo sistema di whitelist; invece di bloccare i singoli siti, questo meccanismo interrompe del tutto l’accesso alla rete, consentendo la navigazione solo su una lista pre-approvata di indirizzi web. Ciò permette a Roskomnadzor (il servizio federale per la supervisione delle comunicazioni) di filtrare preventivamente i portali a cui i russi possono accedere durante le interruzioni di internet.
Parallelamente ai blocchi infrastrutturali, la Russia combatte una guerra aperta contro i sistemi VPN utilizzati per aggirare le censure, vietandone l’uso direttamente sui portali a cui gli utenti vorrebbero connettersi.
Anche le piattaforme di messaggistica sono cadute sotto la scure della censura russa: le ultime a essere colpite sono state Whatsapp e Telegram. Le autorità spingono ora per l’adozione di Max, un app di messaggistica lanciata a metà del 2025, preinstallata su tutti i nuovi smartphone e ritenuta fortemente sorvegliata dall’Fsb. Sebbene sia stato riportato che molti cittadini abbiano continuato a usare Whatsapp e Telegram sfruttando le reti Wi-Fi private ed evitando l’Internet mobile, la contestuale stretta sulle VPN rende questo compito sempre più difficile.
Da questo scenario di isolamento digitale è nata una delle iniziative più insolite mai documentate per l’accesso alla rete: lo scorso dicembre, un gruppo di artisti e attivisti ha ideato un sistema che consente ad alcuni cani dei rifugi della città di Ekaterinburg di circolare portando sul dorso uno zainetto che funge da hotspot Wi-Fi, offrendo connessione ai passanti in cambio di coccole e un po’ di cibo.