LONDRA - Una violenta ondata di proteste e disordini ha travolto Southampton. Ieri sera, centinaia di manifestanti si sono radunati davanti alla centrale di polizia locale lanciando oggetti contro gli agenti in tenuta antisommossa, costringendo tre furgoni delle forze dell’ordine ad arretrare. Ù 

La rivolta, guidata da figure della destra radicale e ultraparlamentare come Tommy Robinson, Laurence Fox e Nick Tenconi (leader dell’Ukip) – il quale è salito sui gradini del commissariato per esortare la folla e recitare il Padre Nostro – è scoppiata sotto le insegne del gruppo Turning Point UK. I manifestanti hanno poi marciato attraverso la città fino al quartiere di Portswood, protestando contro la gestione delle indagini sull’omicidio di Henry Nowak, uno studente britannico di 18 anni accoltellato a morte lo scorso 3 dicembre. 

La ricostruzione dei fatti emersa durante il dibattimento giudiziario è drammatica. Intorno alle 23:00 del 3 dicembre scorso, in Belmont Road, il ventitreenne di fede sikh Vickrum Digwa si trovava con il fratello maggiore Gurpreet per effettuare consegne di cibo per Deliveroo. Lì ha incrociato Henry Nowak, un ragazzo bianco di origini polacche. Come testimoniato da un video registrato su Snapchat dallo stesso studente, Nowak aveva chiesto scherzando a Digwa se fosse un “cattivone” per il fatto di portare apertamente un grosso coltello in un fodero sopra i vestiti. 

La reazione di Digwa è stata fulminea: ha strappato il telefono al ragazzo e, durante l’alterco, ha estratto un pugnale cerimoniale lungo 21 centimetri colpendolo cinque volte e recidendogli una vena dietro la clavicola. Mentre Nowak crollava in un vialetto di ghiaia, Digwa lo ha filmato e ha poi pianificato una falsa versione dei fatti con la famiglia, allertando il fratello. Gurpreet ha quindi chiamato il numero di emergenza 999 affermando falsamente: “Siamo appena stati aggrediti razzialmente da una persona bianca”. Nel frattempo, la madre ha rimosso l’arma del delitto dalla scena (venendo poi arrestata per favoreggiamento) e il padre ha aiutato Nowak a sedersi contro un muro. 

Il cuore dell’indignazione pubblica risiede nel comportamento dei primi agenti arrivati sul posto un quarto d’ora dopo. Tratti in inganno dalla simulazione di Digwa, che si professava vittima di razzismo, i poliziotti hanno immediatamente ammanettato e arrestato Nowak per aggressione, ignorando le sue disperate richieste di soccorso. 

A fare da detonatore alla protesta sono state le immagini shock delle telecamere indossate dagli agenti (bodycam). Nel filmato si vede Nowak a terra, immobilizzato, mentre ripete più volte: “Sono stato accoltellato”. Un agente gli risponde duramente: “Non credo proprio, amico”. Solo dopo averlo visto perdere i sensi, i poliziotti si sono resi conto delle gravissime ferite da taglio al torace e hanno iniziato la rianimazione cardiopolmonare. Trasportato in ospedale, il diciottenne è stato dichiarato morto un’ora e mezzo dopo a causa di un’emorragia interna di oltre due litri di sangue. 

Le indagini successive hanno portato anche al sequestro di un intero arsenale in casa dei Digwa (tra cui spade, machete e tirapugni) e all’emersione di passati precedenti: nel 2023 i fratelli Digwa erano stati arrestati per il presunto furto di spade dal tempio sikh in cui lavoravano come insegnanti di un’arte marziale tradizionale. Due giorni fa, la Southampton Crown Court ha condannato Vickrum Digwa all’ergastolo, fissando un minimo di 21 anni di reclusione. 

Le scuse pubbliche presentate dai vertici della polizia locale durante il processo per quello che il padre della vittima, Mark Nowak, ha definito un “incredibile errore”, non sono bastate a placare le polemiche. Il caso è diventato un terreno di durissimo scontro politico nazionale sul tema del “politically correct”. Esponenti di Reform UK (il partito guidato da Nigel Farage), estremisti di destra ed Elon Musk hanno accusato le forze dell’ordine di una deriva “razzista al contrario”, imputando l’errore alle linee guida del National Police Chiefs’ Council (Npcc) che invitano a trattare le minoranze etniche con criteri differenti.  

Nigel Farage ha attaccato frontalmente il sistema sostenendo che “i diritti e i privileges dei bianchi contano meno di quelli delle minoranze etniche”, esortando a reagire con “pura rabbia” contro quello che definisce un “pregiudizio anti-bianco”. Zia Yusuf, portavoce per gli Interni di Reform UK, ha annunciato che in caso di vittoria elettorale introdurrà l’Equal Treatment Act per abolire i piani d’azione razziali e i programmi di diversità, equità e inclusione (DEI) nella polizia. 

La viceministra dell’Interno con delega alla polizia, Sarah Jones, ha ammesso la delicatezza della situazione a fronte della storica presenza di razzismo nella polizia, riconoscendo tuttavia che le linee guida in questione “sono sbagliate” e che, sebbene gli agenti compiano quasi sempre le scelte corrette su 100mila chiamate giornaliere, “ovunque vengano commessi errori dobbiamo intervenire”. 

Dal canto suo, il primo ministro britannico Keir Starmer si è detto “indignato”, sottolineando come la vicenda sollevi “gravi interrogativi” su come le accuse di razzismo abbiano condizionato le decisioni sul campo, pur respingendo la tesi di una “polizia a due velocità“.  

Il ministro ombra della Giustizia, Nick Timothy, ha infine commentato a Times Radio che differenziare l’intervento in base alla razza delle persone costituisce “un passo molto pericoloso”, mentre la leader conservatrice Kemi Badenoch e la ministra dell’Interno Shabana Mahmood hanno censurato le parole di Farage, accusandolo di “fomentare la divisione” e di voler “cercare profitto personale da una tragedia”.