STRASBURGO - A tredici anni dalla condanna definitiva di Silvio Berlusconi per frode fiscale nel processo sui diritti televisivi Mediaset, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha respinto le contestazioni sull’imparzialità dei magistrati italiani. Con una decisione unanime, pronunciata il 22 ottobre, i giudici di Strasburgo hanno stabilito che non è stato violato l’articolo 6 della Convenzione europea, che garantisce il diritto a un processo equo.
Il ricorso, presentato il 28 dicembre 2013 e proseguito dagli eredi dopo la morte dell’ex presidente del Consiglio nel giugno 2023, riguardava soprattutto il comportamento del collegio della Cassazione che aveva confermato la condanna a quattro anni di reclusione, tre dei quali coperti dall’indulto.
Al centro delle contestazioni figurava Antonio Esposito, presidente del collegio, che nell’agosto 2013 aveva rilasciato un’intervista al quotidiano Il Mattino prima della pubblicazione delle motivazioni della sentenza. Strasburgo ha riconosciuto la delicatezza di quell’intervento, richiamando il dovere di riserbo dei magistrati, ma ha escluso che dalle dichiarazioni emergessero pregiudizi nei confronti dell’imputato.
I giudici europei hanno inoltre esaminato alcune affermazioni attribuite a Esposito da terze persone, senza trovare prove sufficienti che fossero state effettivamente pronunciate.
Non sono state ritenute decisive neppure le dichiarazioni di Amedeo Franco, un altro componente del collegio, che in una conversazione privata registrata da Berlusconi aveva espresso pesanti critiche alla sentenza. Secondo la Corte, quelle affermazioni non dimostrano la mancanza di imparzialità della Cassazione e risultano incompatibili con il comportamento tenuto dallo stesso magistrato durante e dopo il procedimento.
Respinti anche i dubbi sull’assegnazione del processo alla sezione feriale della Cassazione, avvenuta nell’imminenza della prescrizione. La Corte ha rilevato che furono applicati criteri prestabiliti, senza elementi che indicassero la volontà di affidare il caso a determinati giudici. Le altre contestazioni sono state giudicate manifestamente infondate oppure presentate fuori termine.
La decisione ha suscitato la dura reazione dei legali della famiglia Berlusconi, Andrea Saccucci, Bruno Nascimbene e Giorgio Perroni, che si sono dichiarati “amareggiati e sbalorditi”, criticando una pronuncia ritenuta troppo sbrigativa su questioni fondamentali per i diritti della difesa.
La sentenza non è ancora definitiva. Le parti hanno tre mesi per chiedere il rinvio alla Grande Camera della Corte europea, che dovrà eventualmente decidere se riesaminare il caso. Per ora, Strasburgo ha escluso che le circostanze contestate dimostrino una violazione del diritto di Berlusconi a un processo equo.