Pinocchio non è solo un burattino. Può rappresentare l’infanzia, l’Italia dell’Unità, un ribelle o un bambino che deve crescere. Dopo duecento anni dalla nascita di Carlo Collodi, il suo personaggio cambia ancora.
Mercoledì 21 ottobre, all’Arts Hall della University of Melbourne, una tavola rotonda ne ha esplorato le molte interpretazioni. Da Collodi, in collegamento video, Roberto Vezzani, bibliotecario della Fondazione Nazionale Carlo Collodi e segretario-tesoriere del Comitato nazionale per il bicentenario, ha mostrato la prima edizione in volume delle Avventure di Pinocchio, pubblicata nel 1883. “Il libro più prezioso della mia biblioteca”, ha detto.
La serata, organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura e dal Consolato Generale d’Italia a Melbourne, in collaborazione con i programmi di Italian Studies di Melbourne, Monash e La Trobe, faceva parte della XXVI Settimana della Lingua Italiana nel Mondo. Dopo l’introduzione del professor John Hajek, sono intervenuti la console Chiara Mauri e il nuovo direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a Melbourne, Stefano Scaramuzzino, al suo primo appuntamento ufficiale nella capitale del Victoria.
Per Mauri, gli errori di Pinocchio diventano occasioni per imparare e costruire la propria identità, mentre Scaramuzzino ha richiamato le radici fiorentine dell’italiano moderno: la storia del burattino, con i suoi passi falsi e progressi, ricorda anche a chi studia una lingua straniera che si impara sbagliando.
Poi sei relatori, Andrea Rizzi ha parlato de Il viaggio per l’Italia di Giannettino, un libro del 1876 scritto per i ragazzi del nuovo Regno. Lo zio consiglia al nipote di studiare italiano, francese, inglese e partita doppia: così non sarà mai straniero in nessun Paese e non gli mancherà mai un boccone di pane.
Andrea Righi ha letto Pinocchio attraverso la povertà dell’Italia postunitaria. In quel mondo, rubare l’uva è anche un modo per prendersi un piacere che la vita nega. Anche il finale cambia prospettiva: Pinocchio diventa un bambino vero quando lavora e si prende cura di Geppetto. Nella lettura di Righi, il ribelle finisce così addomesticato.
Brigid Maher si è occupata delle traduzioni. La prima americana, pubblicata nel 1904, eliminava insulti e zuffe tra adulti perché davano il cattivo esempio. Il film Disney del 1940 ha poi reso Pinocchio più piccolo e innocente, allontanandolo dal contesto sociale italiano.
Andrea Pagani ha proposto una lettura gastronomica e politica, partendo dal cibrèo, piatto tradizionale fiorentino, e dalla cena del Gatto e della Volpe all’osteria del Gambero Rosso. La sua ipotesi è che i due animali siano una caricatura delle élite piemontesi arrivate a Firenze capitale, che promettono ricchezza e lasciano ad altri il conto da pagare.
Elisabetta Ferrari ha ripercorso l’evoluzione dell’immagine di Pinocchio, dalle illustrazioni di Enrico Mazzanti al cinema, fino al film di Matteo Garrone.
Dora Treggiari ha raccontato come il libro venga utilizzato nei corsi universitari di italiano: gli studenti lo studiano e lo mettono in scena.
La serata si è chiusa con il teatro di Matt Absalom, docente di Studi italiani, che ha presentato una versione ridotta del primo capitolo dell’opera, letto dalla professoressa Treggiari, con l’interpretazione di alcuni studenti in veste attoriale, accompagnati dai disegni della studentessa Bannon.
“C’era una volta un re, diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno”, così comincia il racconto, proprio come nel 1883.