AMMAN - La Giordania ha affermato di aver ucciso ieri “più di 20 combattenti dell’Isis” durante alcuni attacchi in Siria in risposta all’attentato mortale della scorsa settimana contro la chiesa greco-ortodossa di Karak. Damasco parla di sette morti.
Gli attacchi condotti dalle forze giordane “hanno preso di mira le postazioni del gruppo, i primi risultati indicano, in questa fase, pesanti perdite nelle file dell’IS, stimate in oltre venti combattenti, nonché la distruzione di un importante deposito di armi dell’organizzazione”, ha affermato il ministro delle Telecomunicazioni Mohammad Al Momani. Secondo Amman, i tre responsabili dell’attentato di Karak della scorsa settimana – arrestati nel corso del raid – sarebbero legati a “gruppi terroristici” operanti nella zona di Daraa.
Il ministero degli Esteri di Damasco, in una nota, ha condannato i raid giordani, definendo l’attacco “un’inaccettabile violazione e intrusione nello spazio aereo siriano”. Ha inoltre affermato che il raid rappresenta “una palese violazione dei principi di buon vicinato e della sovranità nazionale siriana”.
Il governo siriano ha reso noto di aver informato Amman delle “riserve totali in merito alla conduzione di operazioni all’interno del territorio siriano senza previo coordinamento”. Il ministero degli Esteri siriano ha tuttavia precisato che Damasco si sta coordinando con Amman e che istituirà un comitato di sicurezza congiunto per rafforzare la sicurezza delle frontiere e prevenire simili incidenti.
L’anno scorso, Giordania e Siria avevano concordato di formare un comitato di questo tipo per mettere in sicurezza il loro confine, combattere il traffico di armi e droga e lavorare per prevenire qualsiasi rinascita della militanza dello Stato Islamico.
Secondo la Protezione civile siriana, nei raid lanciati dall’Aeronautica militare giordana sarebbero morte almeno sei persone, tra cui alcuni bambini. Le squadre di soccorso stavano ancora cercando altre vittime, secondo quanto riferito da fonti provenienti dalla Siria, e un bilancio definitivo non era ancora stato stabilito.
La Giordania ha risposto affermando di voler salvaguardare i suoi legami con la Siria. “La Giordania nutre grande rispetto per lo Stato siriano e per il suo popolo fraterno, e il coordinamento tra Giordania e Siria nella lotta al terrorismo e al traffico di armi e droga è in corso da anni”, ha affermato il portavoce del governo Mohammad Al Momani.
In risposta al raid di Amman, la Siria ha chiuso il valico di frontiera di Nassib con la Giordania, sospendendo così il traffico passeggeri e commerciale in entrambe le direzioni. Quello di Nassib è l’unico valico di frontiera tra la Giordania e la Siria per il transito di passeggeri e merci.
La Giordania è da tempo un partner degli Stati Uniti nella lotta all’estremismo, mentre il governo a guida islamista del presidente siriano Ahmed al-Sharaa - il quale desidera ripristinare le relazioni del Paese con l’Occidente dopo aver rovesciato nel 2024 il leader di lunga data Bashar al-Assad - ha dichiarato di voler frenare l’estremismo.