MASSA - Cesare Battisti ha presentato reclamo contro il rigetto della richiesta di poter incontrare il figlio minorenne fuori dalla cella del carcere di Massa.

L’ex militante dei Nuclei proletari armati per il comunismo, condannato all’ergastolo per quattro omicidi commessi alla fine degli anni Settanta, si era rivolto al Tribunale di Sorveglianza per ottenere un colloquio di alcune ore con il figlio, ma l’istanza è stata respinta il 28 aprile scorso. 

Secondo quanto riferito dal suo legale, l’avvocato Davide Steccanella, il reclamo sarà esaminato dal Tribunale di Genova in un’udienza fissata per il 16 luglio. La richiesta, ha spiegato il difensore, era di consentire a Battisti di trascorrere “un paio d’ore col figlio piccolo fuori dalla cella del carcere di Massa”. 

Il Tribunale di Massa ha negato il beneficio, ritenendo ancora presenti il pericolo di fuga e la pericolosità sociale. Prima della decisione erano arrivati anche i pareri negativi della Direzione nazionale antiterrorismo e della Direzione centrale della polizia di prevenzione del ministero dell’Interno. 

La difesa però contesta il provvedimento. “Negare a Battisti la possibilità di vedere il figlio fuori dalle sbarre due ore e sotto controllo è vergognosa, sconcertante e del tutto incomprensibile”, ha detto Steccanella, che assiste l’ex terrorista insieme agli avvocati Fabio Sommovigo e Marina Prosperi.  

Il legale sostiene che non vi sia un concreto rischio di fuga, anche perché Battisti ha fatto arrivare in Italia la famiglia dal Brasile, e contesta l’attualità del pericolo di recidiva, ricordando che i fatti per cui è stato condannato risalgono al 1979 e che da allora non ha mai commesso delitti di sangue. 

Battisti, catturato in Bolivia nel 2019 dopo una latitanza durata 37 anni, aveva rilanciato la richiesta in una lettera inviata al quotidiano La Nazione e pubblicata l’8 maggio, nella quale denunciava una presunta disparità di trattamento rispetto ad altri detenuti e chiedeva di poter incontrare il figlio. 

Nella missiva scrive di trovarsi in un carcere di media sicurezza, “da detenuto comune”, e di non essere sottoposto al 41 bis né ad altre misure restrittive disposte dall’autorità giudiziaria. Battisti sostiene inoltre di avere già maturato, secondo la sua ricostruzione, i termini per accedere ai benefici previsti dall’ordinamento penitenziario. 

L’appello principale riguarda il figlio, che vive in Italia con la famiglia. Battisti afferma che già nel dicembre 2025 il magistrato di sorveglianza avrebbe prospettato la possibilità di un primo beneficio per consentirgli un incontro fuori dalla cella. “Siamo ormai ad aprile del 2026, mio figlio aspetta sempre una decisione del magistrato di sorveglianza”, ha scritto.