MONTE CARLO - Caccia all’uomo nel Principato di Monaco e lungo il confine francese, dopo il gravissimo attentato esplosivo che ieri sera, intorno alle 21:15, ha sconvolto la comunità monegasca. Un ordigno artigianale è esploso all’ingresso del “Palazzo del Sole”, un lussuoso condominio residenziale situato in rue Révérend-Père-Louis-Frolla, nei pressi di Place des Moulins.
L’esplosione ha ferito gravemente tre persone, tutte di nazionalità ucraina e appartenenti allo stesso nucleo familiare. Si tratta del noto magnate Vadim Ermolaev, della moglie e del figlio di 13 anni. I due adulti, che versano in condizioni critiche e in prognosi riservata, sono stati trasportati d’urgenza in un ospedale nella vicina Nizza, in Francia, mentre il minore è stato ricoverato all’ospedale pediatrico Lenval, nella stessa città francese.
Secondo le prime ricostruzioni della polizia, che ha immediatamente visionato le immagini delle telecamere di sorveglianza, il sospettato è un uomo che è stato ripreso mentre lasciava cadere uno zaino – contenente la bomba – proprio all’ingresso del palazzo, per poi darsi alla fuga a piedi in direzione della frontiera con la Francia.
L’ordigno era progettato per uccidere o mutilare: secondo quanto riferito dal ministro di Stato monegasco, Christophe Mirmand, e confermato da fonti vicine al dossier citate da Bfmtv, si trattava di una “bomba contenuta in un pacco” riempita con bulloni e pallini da caccia, concepita come una micidiale trappola a frammentazione.
Il ministro Mirmand ha espresso profondo turbamento per l’accaduto: “A mia conoscenza, è la prima volta nella storia che un simile evento si verifica nel principato”.
Anche il Principe Alberto II di Monaco è intervenuto duramente, definendo l’attentato come un “crimine efferato” e “uno choc per l’intera comunità monegasca”, assicurando che “tutti i servizi statali interessati sono attualmente mobilitati” in stretta collaborazione con le autorità francesi competenti.
Mentre in un primo momento la Procura generale aveva ipotizzato la pista terroristica, la qualificazione giuridica è stata successivamente rimodulata, accogliendo l’invito alla prudenza del ministro Mirmand. Il procuratore generale di Monaco, Stéphane Thibault, ha specificato a Bfmtv che “non è un attentato qualificabile come terroristico”.
La Procura ha quindi aperto un’inchiesta ufficiale per “tentato omicidio” e “deposito sulla pubblica via di sostanze o ordigni esplosivi”. Gli inquirenti si stanno concentrando sulla vita privata e sugli affari della vittima, un uomo dal profilo a dir poco controverso.
Nato a Dnipro nel 1968, il 58enne Vadim Ermolaev è stato per anni uno degli uomini d’affari più ricchi e influenti dell’Ucraina post-sovietica, presenza fissa nella top 25 di Forbes Ukraine. Fondatore del colosso industriale Alef e della divisione Alef Estate, Ermolaev ha legato il suo nome alla metamorfosi urbana di Dnipro, firmando progetti iconici come il centro direzionale e commerciale Most-City.
Dopo essersi affermato nei beni di largo consumo (nel 2004 vendette la sua Olvia Beta a Procter & Gamble, dominando il 40% del mercato dei detersivi con marchi come Gala e Lotos), ha diversificato i suoi asset nella metallurgia, nell’agricoltura e nel settore bancario, dove è stato comproprietario della Versobank estone, liquidata nel 2018 dalle autorità Ue per gravi violazioni delle norme antiriciclaggio.
Tra il 2017 e il 2019, l’imprenditore ha rinunciato alla cittadinanza ucraina per assumere esclusivamente quella cipriota, scomparendo così dai radar del fisco di Kiev. Con lo scoppio della guerra nel 2022, Ermolaev si è trasferito stabilmente in Costa Azzurra.
Fa parte di quel ristretto gruppo di paperoni dell’Est che la testata Ukrainska Pravda ha ribattezzato ironicamente il “Battaglione Monaco”: miliardari fuggiti dal conflitto per rifugiarsi nel lusso del Principato, dove i media locali lo descrivevano come un vero e proprio “rifugiato Vip”.
Il profilo di Ermolaev è tuttavia circondato da pesanti ombre. Nel dicembre 2023, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha ratificato un decreto del Consiglio di sicurezza nazionale, che impone al magnate severe sanzioni personali per la durata di dieci anni, con il totale congelamento degli asset.
L’accusa mossa dai servizi di sicurezza ucraini (Sbu) e riportata dal media Entrevue è gravissima: Ermolaev avrebbe continuato a gestire in segreto, tramite società di comodo registrate sotto il diritto russo, un fiorente business di vini e alcolici nella Crimea occupata, finanziando di fatto le casse di Mosca. Sebbene l’oligarca abbia sempre respinto ogni accusa minacciando azioni legali, Kiev lo considera un latitante sfuggito ai controlli dello Stato.
A completare il quadro delle controversie familiari si aggiungono le recenti vicende del figlio primogenito di 35 anni, Artur Yermolayev. Appena due mesi fa, il giovane è stato condannato in Estonia con l’accusa di aver guidato un’organizzazione criminale transnazionale specializzata in truffe telefoniche. Attraverso una rete di call center abusivi dislocati in Ucraina, il network ha raggirato centinaia di cittadini europei, per un giro d’affari complessivo stimato in circa 100 milioni di euro (di cui 5,4 milioni nella sola Estonia).
Le indagini monegasche e francesi dovranno ora chiarire se la bomba nel cuore del Principato sia legata a una vendetta commerciale, a un regolamento di conti della malavita o alle pericolose trame geopolitiche che circondano l’impero della famiglia Ermolaev.