MOSCA - La macchina del reclutamento globale della Russia continua a estendere le sue maglie, toccando questa volta l’America Latina. Centinaia di cittadini peruviani sarebbero stati attirati in Russia e spediti al fronte ucraino attraverso promesse ingannevoli diffuse sui social media. A rivelare la complessa rete di arruolamento è un’inchiesta della Cnn, che descrive come ai candidati venissero prospettati fittizi impieghi civili (come cuochi o guardie di sicurezza), stipendi elevati e un percorso accelerato per ottenere la cittadinanza russa. 

Questa strategia ricalca lo sforzo geopolitico già emerso nei mesi scorsi, quando Mosca aveva reclutato civili da diversi Paesi africani (molti dei quali avevano successivamente protestato con il Cremlino) per rimpinguare le unità inviate a combattere. 

Dietro la facciata delle offerte di lavoro si nascondeva però una trappola. La magistratura peruviana ha ufficialmente aperto un’indagine sul caso, ipotizzando il reato di traffico di esseri umani, mentre decine di famiglie a Lima continuano a cercare disperatamente i propri parenti dispersi.  

Secondo le ricostruzioni, subito dopo l’arrivo in Russia ai cittadini peruviani veniva sequestrato il telefono cellulare e successivamente venivano costretti a firmare l’arruolamento militare, senza il supporto di interpreti o di alcuna assistenza legale. Dopo un addestramento sommario, venivano mandati direttamente in prima linea. 

Mentre Mosca attinge a manodopera straniera ingannata, sul campo di battaglia si consuma il dramma delle truppe regolari inviate dagli alleati del Cremlino. Secondo l’intelligence militare ucraina, i soldati nordcoreani inviati da Pyongyang avrebbero subito oltre 7.000 perdite combattendo al fianco della Russia nell’oblast di Kursk tra il 2024 e il 2025. 

I nuovi dati superano le precedenti valutazioni delle intelligence britannica e sudcoreana, che stimavano un totale di circa 6.000 perdite, tra morti e feriti, nella medesima regione. Il bilancio si riferisce ai mesi della massiccia incursione transfrontaliera ucraina a Kursk, avvenuta tra agosto 2024 e marzo 2025: un’operazione a sorpresa ad alto rischio che ha visto le forze di Kiev occupare vaste aree di territorio russo, prima che la complessità logistica le costringesse al ritiro. 

Dalla Corea del Nord non è arrivato alcun dettaglio ufficiale sul numero di vittime subite dai propri contingenti in territorio russo. Una reticenza che l’intelligence di Kiev ha denunciato apertamente in una nota diffusa dal Kyiv Independent: “Il regime nordcoreano sta cercando di nascondere le reali perdite subite dalle sue unità militari nella guerra contro le Forze di Difesa ucraine”. 

Questo pesante bilancio di vite umane giunge nel quadro di una cooperazione militare sempre più stringente tra Mosca e Pyongyang. L’invio di truppe e il loro impiego al fronte arrivano a due anni di distanza dalla storica firma dell’Accordo di partenariato strategico globale, il trattato bilaterale che impegna ufficialmente Russia e Corea del Nord a fornire assistenza militare immediata e reciproca in caso di attacco a uno dei due Paesi.